Ma la vita è… Dott. Aldo Mauro Bottura

 

La via è bella

A volte si è impacciati nell’affrontare le difficoltà e non solo si tende a non riconoscerlo, ma il più delle volte, direi con viltà, si attribuisce la paternità dei propri fallimenti a ciò che ci circonda, anziché ammettere le nostre insufficienze.

Il primo passo da compiere per migliorarsi è sicuramente quello di imparare a vivere nella lealtà e verità, qualità  che portano alla individuazione del “giusto atteggiamento”.

Siamo d’accordo che, date le cattive abitudini acquisite durante l’esistenza, “il giuste atteggiamento” non è sempre semplice da conquistare, tuttavia mi pare un sentiero da seguire per un concreto cambiamento.Ritornando un passo indietro, per le persone “forti” la vita è bella e divertente proprio perché presenta qualche difficoltà, così come divertente è la diversità di atteggiamenti e comportamenti del genere umano. Spesso la persona “forte” prova comprensione per i deboli e gli incapaci.

La mia origine “montanara” fa sì che ogni tanto porti ai miei lettori esempi legati alla vita vissuta sulle montagne dell’alta Valle Camonica, Valtellina e Svizzera Italiana, per affermare ciò che sostengo.

Propongo, infatti, un episodio della mia vita poiché lo reputo illuminante:
ho un amico che abita a Celerina, in Svizzera, vicino alla famosa St. Moritz, che non vedo da qualche anno (poiché confesso di essere, come i più, io stesso vittima del “superlavoro”), il quale ogni tanto mi invitava a trascorrere alcune belle giornate sulle montagne di quella zona con lui. In una di queste “scorribande invernali” sugli sci, egli, mi fece da guida invitandomi a sperimentare la maggior parte delle piste a disposizione.

È risaputo che l’orgoglio svizzero è una delle qualità (spesso meritate) di questi cittadini, per cui l’amico spesso mi faceva notare come tutto filasse perfettamente bene: le piste erano ben innevate e curate alla perfezione, gli impianti funzionavano senza intoppi, i posti di ristoro assai confortevoli. Insomma tutto ciò che si poteva desiderare lo si trovava già attuato con maestria ed esperienza. Niente da dire…Continuammo il nostro “carosello” ed io ero al massimo della beatitudine quando il mio amico scelse di percorrere l’ennesima pista.

Questa volta dopo alcuni metri mi fermai stupefatto: la pista era sconnessa, la neve “battuta” malamente e la presenza di numerosi “dossi” alterava la conformità comune alle stupende piste percorse fino a quel momento. Mi rivolsi a lui dicendogli scherzosamente che la “perfezione svizzera” presentava in quella pista qualche limite. – Ma no, caro amico – mi disse – questa pista è realizzata in questo modo apposta.

Devi sapere che qui in Svizzera la “gente” ha raggiunto un alto livello di abilità sciistica, anche perché “si nasce con gli sci ai piedi” pertanto, sul facile, non ci si diverte affatto, ci si annoia.

Allora si è pensato di realizzare almeno una pista con svariate difficoltà per fare divertire gli esperti. Le sue parole mi colpirono nel profondo e mi illuminarono sulle difficoltà della vita. In effetti, quando si inizia a sciare, una minima pendenza del terreno, può mettere in crisi l’apprendista ma, con il sopraggiungere dell’esperienza e dell’abilità, egli non si diletterà più sul “piano”, cercherà maggiore pendio e asperità per misurarsi con esse e divertirsi. Proprio in ciò sta il piacere: misurarsi, vincersi e vincere le difficoltà.

Perché in altri aspetti della vita dovrebbe essere diverso ?

Potrei affermare che un uomo forte, desidera svegliarsi la mattina e incontrare qualche stimolante difficoltà.

Un uomo forte è persona che avendo accettato la sua limitatezza senza attribuire la colpa alla montagna della sua incapacità, ha imparato a lavorare su se stesso dominandosi.

In generale è persona divenuta comprensiva e buona anche nei confronti dei “principianti” perché ha capito che, nonostante l’esperienza, c’è sempre da imparare.

LA MENTE, UN MONDO DA ESPLORARE E CONOSCERE ! 

L’uomo è spesso il risultato di quello che gli altri hanno voluto che lui divenisse, trasmettendo alle sue cellule celebrali tutte quelle informazioni che lo avrebbero poi reso vittima dei suoi condizionamenti, senza consentirgli la libertà di libere scelte. 

Nasce così l’impossibilità di una paritetica gratificazione dei quattro livelli che determinano l’essere umano e rimane pertanto precluso un processo di sintonia empatica con il proprio sé. L’uomo perde sempre più fiducia nelle proprie possibilità di riarmonizzazione e presenta disequilibri cellulari, dimenticando che la prevenzione dell’infelicità, di cui la malattia non è che il nome e la forma, deve essere l’essenza primaria della sua ricerca.

La “malattia” altro non è che l’epifenomeno di un disagio, alimentare, mentale, spirituale e ambientale.

Dovremmo assumerci la responsabilità di essere il soggetto dei nostri malanni e non l’oggetto di misteriose occasioni ricordando che la malattia è solo la conseguenza e non la causa di squilibrio.

Il miglior consiglio? Fare una sana PREVENZIONE!

In effetti, se noi concepiamo che siamo esattamente ciò che vogliamo essere, non esiste, né vita difficile, né gente cattiva! Siamo noi la gente, siamo noi la vita.

La formulazione più comprensiva degli scopi terapeutici è lo sforzo per essere genuini: essere senza pretesti, essere emotivamente sincero, essere capace di mettere tutto se stesso nei propri sentimenti, nel proprio lavoro, nelle proprie convinzioni.

Ci si può avvicinare a questo, solo a patto che i nostri conflitti interiori siano risolti. Non è soltanto il bambino piccolo ad essere plasmabile. Tutti abbiamo la capacità di cambiare, di cambiare anche in modo sostanziale, finché viviamo. Questa convinzione è sostenuta dall’esperienza.

L’analisi è uno dei mezzi più potenti per provocare cambiamenti radicali, e meglio comprendiamo le forze operanti nella nevrosi, maggiore la nostra possibilità di produrre il cambiamento desiderato.

Un essere umano è parte di un intero chiamato universo. Egli sperimenta i suoi pensieri ed i suoi sentimenti come qualcosa di separato dal resto: una specie di illusione ottica della coscienza.

Questa illusione è una specie di prigione. Il nostro compito deve essere “quello” di “liberare noi stessi” da questa prigione, attraverso l’allargamento del nostro circolo di conoscenza “e di comprensione”, sino ad includere tutte le creature viventi e l’interezza della natura nella sua bellezza. Ritorniamo a “Sognare” e a vivere i grandi sogni che la vita ci offre, ritroviamo la piena fiducia in noi stessi e la volontà di realizzarci ed ecco che, come per incanto, tutto ritornerà splendido splendente. Ognuno di noi può essere un “faro” per chi ha momentanee difficoltà visive.

Grazie o vita di concedermi l’opportunità di esistere.

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