Elettrosmog: sono 160 le antenne fuorilegge

La mappa fornita dal sottosegretario all’Ambiente

Conferenza sull'ambiente

ROMA – Sono centosessanta e sono tutte fuori legge.

Sono le antenne di stazioni televisive, di radio, di gestori di cellulari, che non rispettano il decreto sull’elettrosmog.

In poche parole inquinano l’ambiente. Sono fuorilegge dal 1998, ma fino a oggi hanno vivacchiato perché non c’era una mappa completa degli impianti e perché le multe non sono mai state applicate.

Dal 24 gennaio invece le Regioni potranno multare i proprietari degli impianti con cifre che variano dai 50 ai 300 milioni. A meno che i loro impianti non vengano messi in regola: il limite è fissato dal decreto 381 del 1998 che stabilisce un massimo di 6 volt per metro quadro.

 

Alcuni impianti arrivano a 27 volt per metro quadro.

 

Ripetitori fuori legge

La mappa delle antenne fuorilegge è stata presentata oggi dal sottosegretario all’Ambiente Valerio Calzolaio.

Una mappa divisa per regione, e nessuna è esclusa. Alcune detengono primati negativi: nel centro il Lazio per il numero di siti da risanare, ben 25.

Seguono al nord Emilia Romagna e Piemonte con 21.

Le antenne più inquinanti, quelle i cui limiti sono ben al di sopra di quelli fissati dal decreto, sono a Roma, a Monte Cavo, in Campania, sulla collina Camaldoli, a Bari, in via Veneto.

Tre si trovano nella sola Liguria: a Genova, in località Monte Moro, a Bodighera e a Diano Marina, in provincia di Imperia.

Al sud sono concentrati soprattutto in Campania i pirati dell’elettrosmog.

Radio e televisioni sono i gestori più indisciplinati con ben 132 siti inquinanti.

Le antenne dei gestori di telefonia cellulare sopra i limiti sono invece 28.

Ma potrebbero essere molti di più. In totale, ha spiegato il sottosegretario all’Ambiente, gli impianti di Radio e TV sparsi sul territorio sono 33 mila e sono saliti a 13 mila quelli dei gestori di cellulari. Sono dati del 2000 e nel frattempo i numeri potrebbero essere aumentati. Una valanga di antenne che svetta sulle nostre teste. Nulla ci assicura, afferma Calzolaio che quelle inquinanti, siano più di quelle censite. Questa uscita è infatti solo una prima mappa, che dovrà essere aggiornata.

Tra i luoghi sotto accusa ci sono anche le antenne di Monte Mario, a Roma, che sorgono proprio vicino a una scuola elementare. Da anni insegnanti e genitori si battono per eliminarle. Ma quella di Roma non è l’unica scuola a rischio. I dati della relazione di Calzolaio sono sconcertanti: in tutta Italia sarebbero ben 464 le scuole, gli asili nido e i parchi giochi che hanno come scomodi vicini elettrodotti ad alta tensione.

Domani il Senato dovrebbe dare il via libera alla legge quadro sull’elettrosmog (che passerebbe poi di nuovo alla Camera) e l’Italia sarebbe il primo paese europeo a darsi una legislazione così precisa in materia.

Legge che non piace affatto al vicepresidente di Confindustria Nicola Tognana.

“Se passa così – ha detto il numero due di Confindustria – non si potranno usare nemmeno i rasoi elettrici. Dovremo tornare a farci la barba con le lamette o andare contro la legge”.

Gli risponde il ministro delle Politiche Comunitarie Giovanni Mattioli: “In queste ore in cui si aggrava l’evidenza delle conseguenze drammatiche che l’intervento dell’uomo ha causato, dalla mucca pazza ai cambiamenti climatici, invito Tognana a riconsiderare le sue affermazioni in nome della razionalità“.

Questo articolo è stato pubblicato su Repubblica al fine di sensibilizzare gli abitanti ad un problema crescente. Gli aspetti nefasti sono lo sviluppo incalcolabile di casi di leucemia infantile e tumori.

La soluzione rientra in un piano di controllo affidato ai privati.

La Ferrari Casa e Salute si occupa da 45 anni di perizie ambientali per verificare il coefficiente di rischio e se necessario eliminare le cause: visitate attentamente il sito:

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prevenire contattateci e saremo lieti di fornirvi

le informazioni necessarie.

 

AUGURI DI BUONA SALUTE,

MA PREVENIRE È MEGLIO!

 

Consiglio dal Presidente della

Ferrari-casaesalute.it

Dott. Aldo Mauro Bottura

 

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