Alla ricerca dei materiali perduti… di Maurizio Rovini .

Marco Susini

Oltre il modello di sviluppo basato sul petrolio, con i materiali ecocompatibili tra modernità e arcaismo.

Tecniche antiche insuperate e laboratori scientifici aperti alla scoperta della natura e dei suoi misteri…

Ritirarsi. L’esagramma dell’anno 2005 invita a vivere in solitudine per sviluppare la propria capacità di giudizio e trarre qualche vantaggio nell’occuparsi di problemi marginali, un passaggio fondamentale per conoscere in profondità fatti e persone e allargare le proprie conoscenze.

Questa la motivazione principale che mi ha spinto ad incontrare uno dei protagonisti della realtà della bioedilizia italiana e internazionale: Marco Susini.

Chimico, laureatosi a Pisa nel 1984, evita da subito di infilarsi in laboratorio e si dedica per otto anni alla Meditazione Trascendentale, girando il mondo insieme al fratello per studi e conferenze.

L’interesse per le questioni ambientali ed ecologiche lo aveva già toccato discutendo la propria tesi sulla geotermia, ma l’incontro fondamentale avverrà con un imprenditore veneto che nei primi anni novanta costruiva case in bioedilizia. In quegli anni trova un laboratorio in dismissione a Milano e inizia le prime sperimentazioni.

- Cosa ci dici dei materiali naturali da costruzione?

I materiali naturali sono da riscoprire, possiedono enormi potenzialità, ma non sono tutti uguali. L’olio di lino ad esempio cambia da fornitore a fornitore, da luogo di provenienza ad un altro.

- E’ difficile quindi trovare i materiali adeguati per costruire un prodotto uniforme. Nell’industria dei prodotti derivati dal petrolio questo problema non c’è….

- La comunità Europea elenca circa 20 mila materie prime nelle categorie di nocivo, teratogeno e mutageno, che sono utilizzabili, mentre il cancerogeno è escluso dall’utilizzo nei prodotti. Il paradosso è che un prodotto composto dal 20-30% di elementi nocivi non è considerato nocivo.

- In mano ho uno smalto ad acqua di una grossa multinazionale del settore. C’è scritto: “Quantità di solventi inferiore allo 0.3%, dieci volte inferiore alle raccomandazioni CEE “ e dietro “prodotto esente da etichettatura ai sensi della direttiva UE 379/88”. Un semplice consumatore non può conoscere la composizione del prodotto che sta usando?

- Non conosce le formulazioni. Un bene è composto da specie di molecole le cui formulazioni vengono depositate all’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Sui siti italiani dell’ISS sono però depositate solo 3 mila sostanze considerate nocive, delle quali è difficile determinare con certezza la natura e la formulazione, anche per un chimico qualificato. Non c’è una legislazione adeguata a riguardo.

- Perché?

- Beh, sono le aziende che fanno i regolamenti…

- Le lobby?

- Certamente, quando l’Europa deve promulgare nuove leggi chiama le più importanti aziende del settore e mette per iscritto quello che loro dicono. Per questa ragione non c’è ancora un regolamento per il settore bio-edile che permette di certificarne l’affidabilità. In altre parole non ci sono ancora aziende tanto grandi da avere accesso all’attenzione del Parlamento europeo.

- Quante aziende ci sono in Europa che trattano vernici e pitture ecocompatibili?

- 5 o 6, di cui tre italiane. Bisogna precisare che termine eco-compatibile non segue la logica scientifica. La natura agisce con intelligenza incredibile.

Tutte le molecole sintetizzate dalla natura (un’arancia ne possiede ben 3.000!), partono da atomi di idrogeno, ossigeno e carbonio, che vengono combinati in presenza di energia solare.

Il mondo vegetale è un laboratorio incredibile che con questi mattoni base costruisce strutture chimiche complesse. Una volta che la pianta muore, col solo utilizzo dell’energia solare, queste costruzioni complesse si degradano e ritornano ai mattoni fondamentali, chiudendo così il ciclo e permettendo il riutilizzo delle stesse sostanze in altre combinazioni.

Questo ciclo chiuso è a basso consumo d’energia e non produce scarti inquinanti. E’ la vita, si potrebbe dire, un’intelligenza autoreferente. Per cui cosa vuol dire che un prodotto è ecocompatibile?

Solo i prodotti naturali lo sono. Le sostanze derivate dall’estrazione petrolifera hanno un’altra origine e non sono per niente biodegradabili.

- Stanno sottoterra non a caso…

- Esattamente! La fascia in cui è possibile la vita…è tra la terra e il cielo…

- Oltre ad essere un imprenditore sei presidente di Bioedilizia Italia, un’associazione di progettisti e aziende che tenta di promuovere i prodotti naturali per la costruzione di case.

- Obblighiamo gli aderenti all’utilizzo di materie prime vegetali o minerali conosciuti dal ciclo biofisico perciò biodegradabili. Invitiamo loro ad astenersi dall’uso della petrolchimica, riducendo le emissioni di CO2 e dichiarando i componenti in etichetta.

Nome e prescrizioni d’uso devono essere semplici col minore impatto ambientale anche nelle lavorazioni. Noi ad esempio induriamo con la calce le resine e questo ci permette un basso consumo di energia.

- Nel trattamento del legno sappiamo che alcune essenze tropicali possono provocare allergie come l’ebano, iroko, mogano e sequoia o irritazioni della pelle e mucose come il palissandro, il teak, il moroké. Oltre ad utilizzare legni certificati FSC (Forest Stewardship Council) cosa possiamo fare per salvaguardare la nostra salute?

- La lavorazione del cipresso è vietata dal ministero della Sanità, non si può più lavorare. Ma è anche vero che queste essenze possono subire un trattamento d’impregnanti e diminuire di molto la loro pericolosità.

Alcuni seguono percorsi di recupero di formule rinascimentali, noi ci siamo indirizzati alle formule della fine dell’Ottocento che erano applicati alla protezione del legno nella navigazione.

Un mito da sfatare è che i prodotti naturali abbiano una scarsa durata, una minore resistenza nel tempo. Tra le vernici da imbarcazione della fine dell’ottocento salta fuori l’olio di noce di Tung, una pianta cinese, che fin dall’antichità era usata per impermeabilizzare.

Questo olio di legno ha una resistenza e adesività incredibili, utilizzati per impermeabilizzare perfino recipienti di cartapesta.

Per non parlare delle famose lacche cinesi, composti d’uova e sangue di bue bollito. Ne sono stati trovati esempi in reperti di 800 anni fa, perfettamente integri.

Gli impregnanti naturali modificano la struttura superficiale del legno.

Essi creano una sorta di metamorfosi, mantenendo la traspirabilità pur cambiandone le caratteristiche. Questi oli naturali se lasciati al sole mantengono per anni la loro adesività. Un rivenditore della Versilia mi conferma che proprio per questo le stazioni balneari iniziano a farne un uso massiccio…

Il Ministero dell’Ambiente nello scorso mese ha annunciato la ratifica, da parte dell’Italia, della Convenzione di Stoccolma, che mette al bando o limita le sostanze chimiche più pericolose per la salute umana.

Un passo che il WWF, insieme alle organizzazioni ecologiste, chiedeva da tempo, al quale deve seguire l’approvazione del nuovo regolamento Europeo sulle sostanze chimiche: il REACH.

REACH significa Registrazione, Valutazione e Autorizzazione delle sostanze chimiche. E’ una proposta di legge europea che dovrebbe portare a identificare ed eliminare gradualmente le sostanze chimiche più dannose.

Le sostanze chimiche contenute nella legge REACH definite “a preoccupazione molto alta” (very high concern) sono le seguenti:

- Cancerogeni; mutageni; tossine riproduttive;
- persistenti, bio-accumulabili e tossiche;
- molto persistenti e molto bio-accumulabili;
- interferenti endocrini.

I tempi di attuazione di REACH consentiranno all’industria di avere molti anni per fornire dati sicuri, che sono collegati sia alle proprietà delle sostanze che alle tonnellate prodotte.

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Imago dal web.

 

 

 

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