LA PRIMA PAURA PRIMARIA È : “LA PAURA DELLA POVERTÀ”


 

 

 Paura della povertà

La paura della povertà è uno stato della mente, niente di più, ma esso è sufficiente a distruggere le possibilità, che ognuno di noi ha, di raggiungere un qualsivoglia risultato.

In effetti questa Paura:

 

- paralizza le facoltà della ragione;
- distrugge la facoltà dell’immaginazione;
- uccide l’autofiducia;
- scoraggia l’iniziativa;
- conduce all’incertezza di propositi;
- incoraggia la procrastinazione;
- uccide l’entusiasmo e rende impossibile l’autocontrollo;
- toglie il fascino da ogni personalità;
- distrugge la facoltà di pensare accuratamente;
- distoglie la concentrazione;
- mina la persistenza;
- uccide il potere della volontà e lo riduce a niente;
- distrugge l’ambizione;
- annebbia la memoria;
- invita al fallimento, in ogni forma possibile;
- uccide l’amore ed assassina le emozioni;
- scoraggia l’amicizia ed invita al disastro in un centinaio di forme;
- conduce alla svogliatezza, alla miseria ed all’infelicità.

Questa Paura è senza dubbio la più distruttiva tra le sei; è in testa a questa lista proprio perché è la più difficile da conoscere a fondo, essa accresce la tendenza ereditaria, propria dell’uomo, di depredare economicamente il suo simile.

Quasi tutti gli animali inferiori sono spinti e motivati dall’istinto, ed essendo la loro capacità mentale molto limitata si assalgono reciprocamente, mentre l’uomo, dotato di intuizione e della capacità di pensare e di ragionare, non vuole mangiare fisicamente il suo simile ma trova maggior soddisfazione nel divorarlo economicamente.

L’uomo è così avaro che ogni legge che ha elaborato l’ha fatta per salvaguardarsi dal suo simile.

Niente porta l’uomo a sofferenze ed umiliazioni come la povertà, e solo coloro che l’hanno sperimentata possono comprendere pienamente il significato di questo concetto.

Non c’è da farsi nessuna meraviglia che l’uomo tema la povertà.

Attraverso una lunga serie di esperienze ereditate, l’uomo ha imparato molto bene a non fidarsi di nessuno, soprattutto quando sono coinvolti interessi economici, l’uomo è così avido che sarebbe disposto ad arrivare alla ricchezza in qualunque modo ed a qualunque costo, con mezzi legali se è possibile, altrimenti con qualunque altro espediente.

L’autoanalisi potrebbe manifestare queste debolezze, che certamente nessuno vorrebbe mai riscontrare in sé.

Questa forma di esame è necessaria a tutti coloro che chiedono alla vita qualcosa di più della mediocrità.

Ricordate che se voi vi esaminate punto per punto in modo corretto, alla fine avrete una miglior conoscenza di voi stessi.

Voi esistete aldilà di ogni verità! Fate quindi questo esame.

Fatelo senza preoccuparvi, per quanto vi costi, e fatelo anche se la cosa al momento vi imbarazza.

Se chiedeste alla gente cosa tema di più, probabilmente vi sentireste rispondere che non ha paura di niente.

Ebbene, la risposta è sbagliata.

Poche persone si accorgono di essere legate, handicappate, oppresse fisicamente e spiritualmente dalle varie forme di paura.

L’emozione della paura è così profondamente nascosta e sottile che uno può vivere tutta la vita avendone i sintomi senza però riconoscerla.

Solo una coraggiosa analisi potrà rivelare la presenza di questo nemico.

Quando farete questo esame, cercate onestamente in voi stessi le risposte.

Eccovi ora una lista dei sintomi principali che dovrete analizzare; essi sono:

1) Indifferenza.


Comunemente espressa attraverso: perdita di ambizione, disposizione a tollerare la povertà, svogliatezza mentale e fisica, perdita dell’iniziativa, perdita dell’immaginazione, perdita dell’entusiasmo, perdita dell’autocontrollo e accettazione di qualsiasi compenso la vita possa passivamente offrire.

 

2) Indecisione.


L’abitudine di permettere a chiunque di imporci il loro pensiero, il tirarsi sempre indietro, non assumersi responsabilità e attendere sempre che siano gli altri a decidere per noi.

 

3) Dubbio.


Generalmente espresso attraverso alibi e scuse che vengono adottate per giustificare, spiegare o difendere uno o più dei nostri fallimenti, qualche volta espressi in forma di invidia per quelli che hanno successo o in forma di critica per gli stessi.

 

4) Stravaganza o Preoccupazione.


Usualmente espressa trovando sempre la colpa negli altri, tendendo a spendere al disopra delle proprie possibilità, trascurando il proprio abbigliamento, guardando minacciosamente o in modo torvo, si manifesta anche con la tendenza a bere alcolici e qualche volta attraverso l’uso di sostanze stupefacenti, crea nervosismo, perdita della stabilità e dell’autocoscienza.

 

5) Prudenza eccessiva.


L’abitudine di guardare il lato negativo di ogni circostanza, pensando e parlando di ogni possibile fallimento invece di concentrarsi sui mezzi per ottenere il successo.

Essa si manifesta nel voler approfondire la conoscenza di tutte le strade che conducono al disastro, senza cercare mai invece di studiare piani per evitare il fallimento, sperando nell’arrivo del cosiddetto “momento giusto”.

In pratica, senza cominciare a mettere in azione idee e piani, finché l’aspettare che succeda qualcosa diventa una abitudine permanente.

Ricordando solo quelli che hanno avuto un fallimento e dimenticando quelli che hanno avuto un successo, guardando cioè al buco della ciambella ma trascurando la ciambella stessa, professando il pessimismo.

Tutto questo porta a indigestioni, intossicazioni, brufoli, intossicazioni, alito cattivo e malessere generale.

 

6) Procrastinazione.


L’abitudine di rimandare sempre a domani quello che si sarebbe dovuto fare l’anno scorso, l’abitudine di perdere parecchio tempo nel crearsi alibi e scuse invece di fare qualcosa per noi.

Questo sintomo è correlato strettamente alla prudenza eccessiva, ai dubbi ed alle preoccupazioni; è il rifiuto di accettare responsabilità, se solo possono essere evitate, la disposizione al compromesso anziché alla lotta, il compromesso con le difficoltà, anziché superarle come fossero gradini che aiutano ad avanzare nella strada del proprio successo, barattare la propria vita per pochi denari invece di chiedere prosperità, ricchezza, pace e felicità, pianificare e progettare la ritirata in caso di fallimento invece di bruciare i ponti, rendendola così impossibile, la debolezza e spesso la totale perdita dell’autofiducia, la perdita della chiarezza dei nostri progetti, la perdita dell’autocontrollo, dell’iniziativa, dell’entusiasmo, dell’ambizione, impoverendo la nostra abilità nel ragionamento, accettando la povertà, invece di lottare per la ricchezza, associandosi con quelli che cercano la povertà anziché con quelli che chiedono ed ottengono la ricchezza.

 

 

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Questa è la vera povertà!

 

 

Imago dal web

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