Costruire sano parte dalla scelta dei materiali

Dopo aver provveduto a far effettuare tutti i controlli Geopatici del luogo e provveduto alle giuste scelte dela nuova costruzione altro non rimane da fare che dedicarci con cura, alle tecnologie e scelta dei materiali.

CONSIGLI UTILI

Volendo presentare la questione dei materiali nel quadro edilizio attuale, non possiamo esimerci dal fare alcune considerazioni, per capire nel percorso storico dell’umanità, il rapporto che sempre è esistito tra l’uomo e la natura.

L’uomo da sempre ha sentito la necessità di trovare un rifugio per difendersi dall’inclemenza del tenpo e dai pericoli che possono venire dall’esterno, ma non ha mai voluto costruire barriere tra sè e la natura, perchè ne è parte effettiva e solo da lei può trarre i componenti essenziali per la sua vita.

La natura stessa fornisce la materia prima per l’edificazione di questi rifugi-ripari che, con lo sviluppo della civiltà, si specializzano in luoghi abitativi, di lavoro o d’incontro sociale. L’uomo utilizza così la terra, le pietre ed i vegetali, sfruttandone tutte le possibilità, e inserisce le costruzioni nell’ambiente naturale, perchè istintivamente sente di esserne parte integrale.

Questa attenzione riposta dall’uomo verso la natura, fino alla prima metà di questo secolo si è sostanzialmente modificata con l’avvento delle nuove tecnologie, le quali attraverso lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali, hanno portato l’uomo a concentrarsi verso altri fattori, quali la riduzione dei tempi di realizzazione e dei costi.

L’uomo, che da sempre si era conformato all’ambiente naturale in cui viveva e si formava, si trova ora ad essere inscatolato in costruzioni che sempre più creano un setto impermeabile tra lui e l’ambiente circostante, mentre questo può essere parzialmente giustificabile per le grandi città ciò , per la necessità di difenderlo dall’aria sempre più inquinata, e da qui la costruzione di edifici completamente ‘asettici’, chiusi, in cui l’aria respirata è soltanto quella condizionata, non lo è altrettanto per i centri minori.

Il risultato è che la nostra vita si svolge in ambienti sempre meno vivibili se non addirittura malsani. Tutto ciò non può esimerci da una attenta analisi dell’edilizia attuale.

In base alle esigenze che sono diventate elemento necessario nelle costruzioni contemporanee (tutte le infrastrutture che la tecnologia ha introdotto, dal riscaldamento centralizzato alla rete elettrica, all’uso degli elettrodomestici ecc.) sono state create tecniche di costruzioni di impianti e sono stati chimicamente prodotti materiali per l’edilizia, di più facile applicazione, di minor costo e che permettono quindi maggiori guadagni, anche perchè realizzati in scala industriale. Il concetto in sè non è condannabile, ma se si producono nuovi elementi senza valutarne l’impatto con l’uomo e la natura, e non si accerta se sono tossici, questo sì è grave e decisamente opinabile.

Peggio ancora: tuttora si continua a produrre, a commereializzare e ad usare materiali, loro derivati ed impianti che sono stati riconosciuti nocivi alla salute umana.

Sulla spinta di una richiesta sempre più massiccia da parte degli operatori (progettisti, costruttori ed impiantisti) e della graduale trasformazione da impresa artigianale a industriale, sul supporto delle scoperte nel campo della chimica e dei progressi della tecnica, i prodotti tradizionalmente usati in edilizia vanno scomparendo, lasciando il posto a nuovi materiali, imposti a volte anche dalle tecnologie avanzate, quale la prefabbricazione. Alla luce di quanto fin qui esposto esaminiamo in maniera critica alcuni dei componenti generalmente presenti nella costruzione di un edificio:

Le murature 

Le murature, con gli orizzontamenti, costituiscono l’ossatura dell’edificio. E già qui cominciamo spesso a riscontrare i primi guai. Un tempo i costituenti della muratura erano le pietre, il tufo e l’argilla, quest’ultima essiccata al sole in pani (‘cruda’) o cotta in forni in blocchi generalmente parallelepipedi (‘mattoni’) con tutte le varianti che la tecnica suggerisce. A questi si aggiungeva il legno (architravi, impalcati ecc.). Questi materiali erano quanto di più ‘ecologico’ si potesse trovare, poiché non esistevano ancora inquinamenti degni di rilievo sulla terra. Ad essi venivano affidati i compiti di coibentazione, in quanto lo spessore dei muri era tale da ottenere una buona inerzia termica, ma, soprattutto, quelli di traspirazione che sono indispensabili affinchè l’edificio sia realmente inserito nella natura circostante e chi ci abita possa godere di tutti i benefici che da essa, e solo da essa, gli possono venire.

Quali sono le caratteristiche richieste ad una MURATURA perchè possa essere definita “sana” ?

Non deve essere inquinante, in nessuna circostanza, ossia deve essere fatta con materiale naturale, non contaminato da nessun tipo di inquinamento, non contenga additivi nè abbia subito processi chimici alteranti le sue caratteristiche biochimiche.

Deve costituire un buon volano termico, cioè deve essere fatto di materiale e calcolato di spessore tale da assicurare un lento e graduale assorbimento e dispersione del calore, ciò che permette un microclima interno relativamente costante e un notevole risparmio energetico.

Deve essere traspirante, ossia deve permettere uno scambio “climatico” con l’esterno: umidità, radiazioni e campi elettromagnetici naturali.

Deve essere elettrostaticamente neutra, fonoassorbente e priva di emanazioni radioattive e di polveri.

Noi viviamo e lavoriamo nel microclima interno delle abitazioni, che è determinato proprio dagli elementi che dipendono da ciò che prima ho eleneato: temperatura, umidità, campi elettomagnetici naturali (terrestri, solari e cosmici) e l’aria (non si raccomanda mai abbastanza il ricambio continuo dell’aria nelle case, ottenibile in svariati modi).

Dobbiamo tendere a mantenere il più possibile sano e costante nel tempo questo microclima, che, badiamo bene, potrebbe essere inquinato anche da strutture, impianti, arredi inadatti o mal allogati.

Soffermiamoci ora solo sugli elementi costruttivi.

Il cemento 

Il cemento ha rivoluzionato i metodi costruttivi perchè il calcestruzzo ed il calcestruzzo armato hanno una plasmabilità non ottenibile con i materiali costruttivi preesistenti, non solo, ma anche la sua messa in opera è molto più agevole, più rapida ed il tutto si rivela, per i costruttori, molto più remunerativo. Tutto questo ha messo in moto un meccanismo complesso che ha coinvolto grossi interessi industriali, sfociati in monopoli ed in sostenuti costi di mercato non giustificati. In diretta dipendenza si sono sviluppati studi sulla tecnica delle costruzioni che hanno dato i risultati maggiori e più noti proprio nel campo delle strutture in ferro e cls armato.

Ma quali sono gli aspetti negativi nell’utilizzo di tale materiale:

Prima di tutto un “peccato originale”: la legislazione impone ai cementi una sola norma: i calcestruzzi devono soddisfare determinati limiti di resistenza a 28 giorni. Per essi e loro derivati non è richiesta alcuna certificazione di provenienza, di composizione chimica e di lavorazione. Pertanto, se uno vuole verificare, ad esempio, i componenti del cemento, è piuttosto normale che riscontri una forte carenza degli elementi naturali principali, quali calcare, marna e argilla, e presenza invece di additivi sintetici polimerici. Questo altera decisamente le qualità del calcestruzzo, che si trasforma in un elemento sensibile all’aggressione degli agenti esterni, che attaccano prevalentemente gli additivi, sensibili soprattutto agli acidi (piogge, vapori e fumi acidi) ed alle correnti vaganti. Il risultato pratico finale per il materiale è un molto lento ma inesorabile e progressivo disgregamento; ciò è evidenziato dalla formazione di fenditure che coinvolgono anche il ferro di armatura, togliendone la protezione. Ma perchè si producono simili cementi, usando a volte anche residui di lavorazioni industriali? La risposta è fin troppo facile. Il brutto è che possono generare gravi conseguenze patologiche nei lavoratori che vengono a loro diretto contatto.

Il cemento è fortemente igroscopico, e subisce inoltre notevoli azioni di ritiro, tant’è vero che spesso si deve ricorrere ad additivi per evitare questi due inconvenienti; e gli additivi sono prodotti chimici, certamente non innocui (basti leggere le avvertenze allegate a questi prodotti per chi li usa).

I muri in cemento possono certamente richiedere spessore minori ed assicurare al contempo la staticità dell’edificio, ma richiedono ulteriori interventi per ottenere un adeguato isolamento. E un carente isolamento termico, può creare notevoli danni, come la formazione di condense o di muffe. Per non parlare poi delle sostanze isolanti che spesso vengono usate e che, a volte, sono sorgenti di esalazioni o radiazioni inquinanti.

Il cemento è allora da buttare? Non sono certo queste le conclusioni alle quali si vuole giungere.Ciò che invece si vuole affermare è che le murature in cemento sono deleterie nell’edificazione. Il che non vuol dire che, ad esempio, non si debbano costruire fondazioni e cordolature in calcestruzzo armato; questo almeno nelle zone a rischio sismico, in ossequio alla legislazione vigente e finchè materiali e tecnologie nuove non permettano migliori soluzioni. Si vuole sostenere che il suo uso deve essere ridotto al minimo indispensabile e che si devono applicare metodi per renderlo il più innocuo possibile: analisi del cemento usato, che assicuri l‘assenza sia di prodotti chimici, derivanti anche da residui industriali, sia di ritiuti di qualsiasi genere; esclusione di additivi; sua riequilibratura con sostanze ecologicamente pure, come, ad esempio, l’eliminazione dei puliti termici con cotto, sughero o altre sostanze naturali.

I laterizi 

Tra i materiali edili che la tradizione ci ha consegnato e di cui secoli di utilizzo hanno confermato la affidabilità, un posto preminente ha il laterizio che, se onestamente prodotto, presenta tutte le caratteristiche richieste per una sana muratura e non solo per quella.

Si ribadisce il principio fondamentale: la produzione deve avvalersi di prodotti naturali, di origine sicura e controllata e senza additivi chimici che ne alterino la natura. Il concetto viene ripetuto perchè anche nel campo di questa produzione sono state portate nuove tecnologie, in cui sono seguiti processi che noi rifiutiamo; ad esempio nel poroton. Questo può fornirci un mattone più leggero, perchè cellulare, ma coinvolge l’uso di sostanze chimiche, quindi non naturali, che noi non possiamo accettare. Il polistirolo è derivato dello stirolo, altamente tossico; il processo chimico può regredire ad alte temperature e basterebbe questo per rendere sospetto il suo uso. Ma la nostra attenzione non va solo all’evento costruttivo, è rivolta a tutto il ciclo produttivo; se analizziamo i rischi cui sono sottoposti gli addetti alla produzione e alla lavorazione del polistirolo e dei suoi derivati allora non possiamo che trarre una conclusione del tutto negativa.

Continuazione, o ritorno, quindi al laterizio tradizionale, le cui caratteristiche sono ben note e sarebbe inutile ripeterle qui.

Resta la condizione che i benefici che ne derivano non siano vanificati dall’uso di intonaci, o altre protezioni, e pitture ‘inquinanti’ o direttamente o perché costituiscono pellicole impermeabili che impediscono una delle funzioni essenziali della muratura, quella che noi chiamiamo ‘respirazione’.

L’involucro dell’edificio e per esso come la pelle per l’organismo umano. chiudamone i pori e l’uomo muore.

E non è solo una metafora. Ormai è ben noto l’effetto deleterio sul microclima interno di una sigillazione verso l’esterno. In essa troviamo la causa di cefalee, insonnia, se non di malesseri ben maggiori; anche le piante, se sopravvivono, lo fanno a stento.

Un muro di mattoni ben calibrato costituisce un notevole volano termico, ed un ottimo isolamento acustico e, perciò, non necessita di setti d’isolamento di nessuna natura, evitando i rischi connessi ai vari materiali commercializzati, alcuni dei quali sono da rifiutare decisamente ed altri sono dubbi.

Tutto quanto fin qui esposto proviene da lunga e attenta analisi dei vari prodotti per l’edilizia e dal loro confronto in fase direttamente operativa, perché molto spesso alle analisi di laboratorio sfuggono componenti essenziali, anche se a volte imponderabili o, meglio, che non siamo ancora riusciti ad individuare. Interessante sarebbe poter effettuare un bilancio sinergetico, che finora non è stato neppure tentato, un po’ perchè non può ridursi ad una semplice sommatoria di effetti e tanto perchè non tutti gli effetti sono ancora quantizzabili. Una costatazione è pur sempre possibile: solitamente vengono individuati e studiati i fenomeni singolarmente e se ne prospettano gli effetti ed i danni possibili. Forse non si ha il coraggio di affrontare un bilancio globale, pur se approssimato, perchè potremmo scoprire che le difese naturali stanno per collassare. E l’attualità sembra confermare questi timori.

Ci resta un conforto: il confronto finale e decisivo è quello che si ottiene dal sentire e vedere cosa i fruitori possano ricavare dal prodotto che noi forniamo loro. Se il risultato è un benessere fisico e psicologico è già di gran lunga molto di più di quanto grafici e tabelle possano consigliarci.

(cfr. Ermes Santi – tratto da Architettura Bioecologica)
COSTRURE UNA CASA SANA E’ SEMPLICE SAPENDO COSA SI DEVE FARE E SAREBBE BENE INVESTIRE PER SCELTE OTTIMALI.

 

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Imago dal web

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