Il lato oscuro della psicofarmacologia

ALDO MAURO BOTTURA GEOBIOLOGO - GEOPATPLOGO

Lo spunto per riportare questo articolo nasce da una telefonata intercorsa con una ex alunna e amica che aveva un fratello con disturbi psichiatrici ora in trattamento con Aldol, il risultato è  diventato un vegetale.
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Torazina, Aldol, e altri farmaci prescritti in massa dagli psichiatri possono distruggere le vite delle persone che li assumono e di quelli con cui vengono a contatto. Perché a tutte le persone che vanno dagli psichiatri vengono dati con tanto non-chalance uno o più psicofarmaci? Se è scientificamente provato che sono imprevedibili e estremamente mortali, non curano nulla, e invece distruggono la vita della persona che li assume?

Tratto da USA Today Magazine – traduzione www.ecplanet.com

I più pericolosi tra questi sono i tranquillanti maggiori, altresì noti come farmaci neurolettici (afferra-nervi) o antipsicotici. Delle più di due dozzine appartenenti a questa classe, introdotta nel mezzo degli anni ’50, i più comunemente usati sono l’Aldol (Aloperidolo), Compazie (Proclorperazina), Torazina (Clorpromazina), Navane (Tiotixeno), Prolixin (Flufenazina), Mellaril (Tioridazina), e Trilafon (Perfenazina).

Il loro scopo è di creare “il massimo disturbo comportamentale” – un obiettivo chiaramente riflesso nei molteplici test condotti sui ratti sotto Torazina. Attraverso gli agenti chimici, gli psichiatri cercarono di sabotare i processi del pensiero e quindi negare alla persona il controllo del proprio corpo.
 

L’ALBA DEI MORTI VIVENTI

All’epoca in cui furono introdotti i tranquillanti maggiori, la lobotomia veniva fortemente propagandata e ampiamente usata dagli psichiatri. Con tale procedura, il cervello veniva sbrindellato e danneggiato per sempre, nonostante le obiezioni delle famiglie e di amici del paziente. Gli psico-tranquillanti sono stati creati per creare uno stato di zombismo, identico a quello riscontrabile dopo una lobotomia, in una persona il cui cervello rimaneva intatto. Per questa ragione, la Torazina divenne nota come “lobotomia chimica”.

“[Sotto l'effetto della Torazina] i miei pensieri giravano e non andavano mai lontano. Le mie mani erano gomma e io potevo a malapena impugnare una forchetta,” disse un paziente che era stato messo sotto psicofarmaco da uno psichiatra. “Dopo sei settimane sentii come se le mie mani fossero state passate in un tritacarne. Non riuscivo più a pensare chiaramente; non riuscivo più a parlare articolatamente; non riuscivo più ad agire con sicurezza.” Un’altro affermò dopo una settimana di Aldol affermò: “Ero incapace di parlare. Non importava quanto intensamente ci provassi, non riuscivo a dire nulla ad alta voce e parlavo solo con la più ardua difficoltà… Era come se tutto il mio corpo stesse soccombendo ad un veleno letale”.

PSICO-NAZISMO

L’orrificante sconvolgimento e devastazione mentale provocato da questo effetto chimico lobotomizzante era precisamente ciò che attraeva gli psichiatri che grazie all’effetto di questi agenti chimici lobotomizzanti vedevano ridursi notevolmente i loro sforzi professionali (che difficilmente ottenevano dei risultati) e incrementare i propri guadagni.

Oggi, questi farmaci vengono usati in enorme quantità per “curare” gli anziani. Verso il 1985, il National Disease and Therapeutic Index riportava che gli adulti di 60 anni e oltre, che costituivano l’11% della popolazione, assumevano più di un terzo di tutti i farmaci antipsicotici. Uno studio condotto su 2000 farmacie nel 1986 riportava che il 60,5% delle ricette per residenti nelle case di riposo sopra i 65 anni d’età riguardavano dosi pesanti di psicofarmaci, e l’altro 17,1% le versioni più leggere.

Uno studio dell’Harvard Medical School su 55 case di riposo dell’area di Boston, pubblicato nell’edizione del 26 gennaio 1989 del The New England Journal of Medicine , riportava che al 55% dei degenti veniva prescritta l’assunzione di almeno uno psicofarmaco al giorno. E non per “curare” alcuna condizione, ma solamente per trasformare il paziente in uno zombie incapace di lamentarsi o recare problemi allo staff.

Circa l’uso di psicofarmaci sugli anziani, Jerome Avorn, direttore del programma per l’analisi delle strategie cliniche di Harvard, faceva notare: “I farmaci funzionano. Li tranquillizzano. Come un tubo di piombo sulla testa”.

Larry Hodge, amministratore al Life Care Center in Tennessee, descrisse l’impatto sull’anziano di questi farmaci: “Troppo spesso erano così drogati durante i pasti che le loro teste erano sprofondanre nel purè”.

Wilda Henry riferì al The Arizona Republic che sua madre ottantatreenne diventò un “vegetale” cinque settimane dopo aver assunto l’Aldol. Questo potente agente chimico, che l’Unione Sovietica utilizzò per anni per “neutralizzare” i dissidenti, ridusse la madre di Henry in uno zombie farfugliante, sbavante, tremante, e incapace di controllare le sue funzioni intestinali.

Anise Debose di Washington, D.C., disse che suo padre settantaseienne entrò in una casa di cura attivo, sorridente, e loquace. Dopo quattro giorni, dopo aver assunto il Mellarin e quattro altri farmaci: “era confinato in una sedia rigido come una tavola quando lo vidi. La sua testa era reclinata all’indietro e la sua bocca era floscia e penzolante all’ingiù. Entrambi gli occhi erano chiusi. L’impressione che tutti avevano fu che fosse morto”.

Nel 1989, la U.S. Senate Select Committee sull’invecchiamento riportò che più della metà della popolazione sessantenne era stata decimata da reazioni agli psicofarmaci. Secondo l’American Hospital Association, dei 10.800.000 anziani ammessi in ospedale ogni anno, 1.900.000 erano malati prodotti da reazioni ai farmaci, di cui il 4%, circa 76.000 l’anno, morivano. Un tasso annuale di mortalità persino superiore a quello reattivo alla guerra col Vietnam. Una media di oltre 200 anziani americani muore ogni giorno per reazioni ai farmaci. “Le persone non muoiono di sola vecchiaia,” fa notare Theodore Leiff, professore di gerontologia all’Eastern Virginia University School of Medicine. “La loro morte è causata da qualcosa”. Questo qualcosa si nasconde dietro le porte chiuse delle case di cura, di staff psichiatrici criminali.

LA FABBRICA DELLA PAZZIA

La storia di questi agenti chimici lobotomizzanti è una storia lunga e ben documentata. Nel 1956, due anni dopo l’introduzione della Torazina, i ricercatori riferirono che il farmaco causava psicosi, allucinazioni, e incrementava l’ansia. Specularono che questa pazzia farmaco-indotta insorgesse dall’effetto di “camicia di forza chimica” del farmaco. Nel 1961, i ricercatori riferirono il caso di un uomo ventisettenne cui fu somministrata la Torazina, dopo di che “lamentò di sentirsi come un guscio vuoto, fluttuante nell’aria” e disse di sentire voci provenire “da due uomini piccolini irti sul suo petto”. I ricercatori conclusero che la Torazina provocava “psicosi tossica”. Un altro documento, pubblicato nel The American Journal of Psychiatry nel 1964, diceva i psicofarmaci possono “produrre una reazione psicotica acuta in un individuo precedentemente non psicotico”.

Un documento del 1975 descriveva un effetto negativo chiamato “acatisia”, l’incapacità, psicofarmaco-indotta, di stare seduti e fermi senza difficoltà. Il ricercatore Theodore Van Putten riferì che circa metà delle 110 persone dello studio aveva esperito l’acatisia: “[Una donna] iniziò a picchiare la testa contro il muro tre giorni dopo un’iniezione. L’unica cosa che diceva era: ‘Voglio sbarazzarmi di questo corpo’ “. Una donna a cui furono somministrati psicofarmaci per cinque giorni ebbe “un incremento di allucinazioni, incubi, pensieri strampalati, esplosioni d’aggressività autodistruttive, un’andatura agitata”. Una terza donna asserì che si sentiva ostile e odiava tutti, e sentiva voci insultarla. Altri lamentarono una “vile paura o terrore” che era per loro difficile da spiegare.

Ancora più schiacciante è la prova che il danno causato da questi psicofarmaci è nella maggior parte dei casi permanente: danni ai nervi noti come discinesia tardiva o distonia tardiva, ai muscoli della faccia e del corpo, che si contorcono, spasmi involontari che disegnano sul volto cipigli e smorfie ripugnanti. Questi effetti orripilanti insorgono in più del 20% delle persone “curate” con gli psicofarmaci più diffusi e al momento colpiscono 400.000-1.000.000 di americani.

Alcuni psichiatri sostengono che questi farmaci danneggiano la porzione del cervello del controllo muscolare che diventa permanentemente “supersensibile” ai messaggi che passano per i percorsi neurali del cervello. Il risultato è che questa porzione del cervello diviene permanentemente squilibrata. Seppur la collocazione precisa di questo danno cerebrale risulti ancora problematica, non vi è dubbio che esista. È chiaramente visibile nelle facce delle sue vittime.

Allo stesso modo in cui gli psicofarmaci possono gettare nel caos la porzione del cervello adibita al controllo muscolare, possono anche rendere supersensibile le aree del controllo del pensiero, conducendo a stati di follia permanente.

Uno studio del 1980 pubblicato nel The American Journal of Psychiatry descriveva 10 pazienti che soffrivano di questa condizione, che è stata etichettata “psicosi ipersensibile”: al primo stadio, l’individuo diviene psicotico per alcuni giorni immediatamente dopo che interrompe l’assunzione dei farmaci. Nel secondo, la follia che emerge dalla cessazione dell’assunzione dello psicofarmaco è persistente e può essere irreversibile. Nel terzo stadio, la psicosi è evidente anche quando il paziente sta assumendo gli psicofarmaci. Lo studio rimarca che, quando questo stadio è raggiunto: “nella maggior parte dei casi la persona è condannata a restare folle tutta la vita”.

Questa condizione ha creato migliaia di zombie permanenti che si aggirano nelle strade per cibarsi nei bidoni della spazzatura mentre lottano contro i demoni impiantati nella loro mente dagli psicofarmaci.

Vi sono anche prove che questi psicofarmaci possono portare la gente a diventare violenta. Un gruppo di ricerca canadese che ha studiato gli effetti degli psicofarmaci su dei carcerati documentò che “incidenti aggressivi violenti accadevano significativamente più frequentemente tra detenuti che erano sotto psicofarmaci che non”. I detenuti sotto psicofarmaco mostrarono di essere molto più violenti di quanto non lo fossero già. I ricercatori attribuirono il marcato incremento della violenza all’acatisia.

Sempre il Journal of the American Medical Association riportò che, dopo quattro giorni dall’inizio dell’assunzione dell’Aloperidolo, un paziente “divenne incontrollabilmente agitato”. Dopo aver lamentato “una sensazione di agitazione interiore e bisogni violenti di assalire chiunque nelle vicinanze” l’uomo assalì e cercò di uccidere il suo cane. Il ricercatore sottolineò il lato grottesco della vicenda: “il farmaco induce proprio quel comportamento che dovrebbe alleviare.”

PSYCHO-KILLER

Un altro articolo pubblicato dall’American Journal of Forensic Psychiatry descrisse cinque casi di atti estremi di violenza fisica causati dall’Aldol. Nel primo, un maschio ventitreenne con gravi sintomi di acatisia dopo che gli fu iniettata una dose di Aldol fuggì, corse in un parco, si denudò e cercò di violentare una donna. “Tirato via dal marito, procedette lungo la strada, irruppe dalla porta principale in una casa in cui una signora di 81 anni stava dormendo. La prese a pugni, ‘riducendola in poltiglia,’ secondo la sua stessa descrizione, dopodiché trovò dei coltelli e l’accoltellò ripetutamente, uccidendola”. Poi s’imbatté in un’altra donna, che era con il suo bambino, e “accoltellò ripetutamente la donna davanti al bambino, dopodiché prese ad assalire un’altra donna a cui cavò un occhio e frantumò la spina dorsale”.

Il rapporto descrive altri quattro casi di violenza attribuiti ad acatisia causata dall’Aldol. Uno era un suicidio. Un altro era un tentativo di suicidio in cui un uomo si accoltellò ripetutamente ed in seguito dichiarò che mentre si accoltellava non provava nessun dolore. Il terzo era un uomo che colpì a morte la madre con un coltello. Nel quarto caso, un uomo che aveva ricevuto l’Aldol come paziente esterno per circa quattro mesi disse di sentire come la sua testa stesse progressivamente precipitando, che si sentiva accelerato, che provava un gran dolore nella testa ed aveva l’impulso di accoltellare qualcuno per cercare di sbarazzarsi del dolore. Si recò al vicino negozio di alimentari che frequentava regolarmente e impulsivamente accoltellò ripetutamente il droghiere che conosceva da tempo.

Altri atti di violenza simili sono stati collegati all’assunzione di psicofarmaci. Un esempio è il caso del 1989 di David Peterson, che uscì da un istituto psichiatrico di Middletown, acquistò un coltello da caccia, e poi accoltellò 34 volte una bambina di nove anni. Peterson disse di aver ucciso la bambina per vendicarsi contro il suo psichiatra per non avergli cambiato il farmaco prescrittogli che gli causava “dolore”.

Nel 1987, Kathleen Gannon, di Tempe, Arizona, accoltellò a morte sua madre con delle forbici da giardinaggio e picchiò a morte suo padre con il calcio di un fucile. Gannon credeva che dopo aver ucciso i suoi genitori sarebbe divenuta in qualche modo “una persona normale”. Il giorno prima di assassinare i suoi genitori, le fu iniettato uno psicofarmaco e le fu data una ricetta per lo stesso farmaco in pillole.

Nel 1988, Charles Knowles uccise due ufficiali di polizia di Detroit prima di essere ucciso a revolverate durante un assedio al suo alloggio. Knowles era stato assoggettato a psicofarmaci, incluso l’Aldol, per un periodo di 19 anni. La sua famiglia ed amici lo descrissero come una persona non violenta, e il direttore della Salute Mentale dello Stato del Michigan, Thomas Watkins, confermò che Knowles non aveva “nessuna vera storia di atti di violenza” prima del suo trattamento psichiatrico.

PSICO-STUPEFATTI

Tra gli psicofarmaci minori, o agenti ansiolitici – la classe più ampiamente utilizzata – vi sono: Xanax, Alcion, Valium, Ativan, Restori, Tranxene, Librium, Miltown, Equanil, Atarax, Vistaril e Dalmane. Il gruppo canadese che condusse ricerche sul collegamento tra aggressioni e psicofarmaci in una popolazione carceraria affermò che, di tutte le classi: “gli agenti ansiolitici apparivano essere i più implicati”. E sostennero: “Considerando che certamente non tutte le personalità aggressive sono in prigione, che le frustrazioni abbondano anche nella società e che il diazepam [Valium] è il farmaco più prescritto negli USA insieme al Clordiazepoxide [Librium] in terza posizione, le implicazioni della combinazione di agenti ansiolitici e aggressività sono stupefacenti” (e non è un gioco di parole).

Nel 1970, un testo sugli effetti collaterali degli psicofarmaci aveva già messo in luce il loro lato oscuro. “Certamente, anche atti di violenza quali l’omicidio e il suicidio sono stati attribuibili alle reazioni furiose indotte dal Clordiazepoxide e Diazepa”. Il 30 marzo 1981, 11 anni dopo che ciò fu pubblicato e sei anni dopo lo studio canadese, John Hinckley, Jr. tentò di assassinare il presidente Ronald Reagan nel pieno di una furia indotta dal Valium (quantomeno aveva visto giusto). Da quando lo studio canadese fu pubblicato, il Valium è stato rimpiazzato dallo Xanax, un altro psicofarmaco ampiamente prescritto. Eppure, lo Xanax è tanto letale, se non più, del Valium.

Secondo uno studio del 1984: “rabbia e comportamento ostile estremo emersero fin dai primi 80 pazienti curati con Alprazolam [Xanax]“. Le risposte furono aggressioni fisiche, comportamento psicotico, esplosioni verbali. Una donna che non aveva avuto nessuna storia di violenza prima di assumere lo Xanax “esplose in urla al quarto giorno di trattamento con Alprazolam, e puntò un coltello da carne alla gola di sua madre per alcuni minuti”.

James Wilson aveva assunto lo Xanax prima di entrare alla Oakland Elementary School in Greenwood, S.C., il 26 Settembre 1988. Egli sparò e uccise due bambine di otto anni e ferì sette altri bambini e due insegnanti. Un’altra categoria ampiamente prescritta di psicofarmaci consiste negli antidepressivi. I più comuni sono: Prozac, Pamelor, Elavil, Tofranil, Adapin, Sinequan e Desyrel. Di questi, il più ampio sottogruppo è quello dei “triciclici”, così chiamati perché tre anelli circolari sono presenti nella loro struttura molecolare.

Nel 1986, uno studio collegò l’incremento di ostilità con l’Elavil. I ricercatori fecero notare che le persone sotto il farmaco “apparivano progressivamente più ostili, irritabili, e comportamentalmente impulsive… L’incremento in comportamenti gravi e atti di aggressione era statisticamente significativo…” Un anno dopo, gli stessi ricercatori scoprirono che quei pazienti che assumevano Elavil “erano comportamentalmente più difficili, facevano più minacce di suicidio, ed erano più sovente fisicamente aggressivi verso gli altri…” Ciò nonostante, gli psico-nazisti continuano a prescrivere regolarmente questi farmaci lobotomizzanti perfino ai bambini per “disturbi mentali” quali il fare la pipì a letto, iperattività, o anche l’arrivare in ritardo a scuola.

I giovani a cui vengono somministrati questi agenti chimici spesso diventano isterici, insolenti, bellicosi e ostili. Al processo per omicidio del 1989 contro Stanley Jurgevich a Steamboat Springs, Colorado, un esperto medico testimoniò che “l’aggressività, la tendenza all’aggressione e l’agitazione generate dall’antidepressivo triciclico Sinequan giocavano un ruolo significativo nell’aumento di atti criminali”.

In un caso del1988 nel Massachusetts, Robert Lee Harvey tagliò la gola a suo figlio di sei anni e lo accoltellò a morte, poi prese ad accoltellare sé stesso. Harvey aveva una storia psichiatrica che risaliva indietro di 14 anni ed era stato sottoposto a cure poco prima dell’omicidio. Farmaci antidepressivi furono rinvenuti sulla scena del delitto.

VIOLENT SHIT

Nel corso degli anni, molti nuovi psicofarmaci sono statti propagandati dagli psichiatri e dalle case farmaceutiche come “farmaci miracolosi” per poi rivelarsi essere altamente distruttivi. A parte il Valium e lo Xanax, è stato dimosrato che anche il diffusissimo antidepressivo Prozac genera istinti suicidi violenti. Uno studio pubblicato nel settembre 1989 rivelò che il Prozac può generare acatisia nel 25% di coloro che lo assumono. Altri due documenti in seguito confermarono il legame tra Prozac e azioni suicide.

Quando il Prozac-dipendente Joseph Wesbecker prese a fucilate 20 suoi ex colleghi a Louisville, nel 1989, uccidendone otto e poi sé stesso, stava esibendo sintomi di acatisia. Tre giorni prima, il suo psichiatra aveva rilevato un “aumentato livello d’agitazione e rabbia”. Lo psichiatra scrisse nella cartella clinica del paziente: “interrompere il Prozac che potrebbe essere la causa”.

Vi sono stati molti altri casi di persone che commisero suicidio, a volte accoppiandolo all’omicidio, mentre assumevano Prozac. Nel 1991, l’ex-sostituto sceriffo Hank Adams sparò mortalmente a sua moglie e a sé stesso davanti a sua figlia diciassettenne. Adams, che stava assumendo il Prozac, non aveva alcuna storia di violenza.

Alcune persone che hanno quasi ucciso sé stesse o altri mentre erano sotto Prozac hanno descritto di divenire progressivamente più ostili e aggressivi dopo aver iniziato l’assunzione del farmaco, un chiaro sintomo di acatisia. In molti di questi casi, quando il Prozac fu interrotto, questi sentimenti apparentemente inspiegabili di aggressività scomparvero.

Nel 1990, una segretaria di New York, Rhonda Hala, intentò una causa legale di 150.000.000 dollari contro il produttore del Prozac, Ely Lilly, sostenendo che il farmaco l’aveva portata a mutilarsi con oggetti affilati più di 150 volte e a tentare il suicidio sei volte. Hala affermò che, dopo aver cessato l’assunzione del farmaco, i suoi impulsi ossessivi erano spariti.

Nello Scotland, Duncan Murchison, che non aveva alcun precedente in storie di violenza, minacciò di uccidere la sua fidanzata durante una sfuriata provocata dall’uso del Prozac. Durante i sei mesi in cui fu sotto il farmaco, Murchison divenne progressivamente più ostile e aggressivo, sintomi che scomparvero dopo che smise di assumere il farmaco. Mentre era sotto il farmaco Murchison tentò due volte il suicidio.

Da quando fu introdotto sul mercato nel gennaio 1988, il farmaco ha compilato il seguente rapporto: una miriade di segnalazioni alla Food and Drug Administration nell’arco dei primi tre anni e mezzo, più di qualsiasi altro farmaco nella storia ventiduennale del sistema di registrazione della FDA sulle reazioni avverse dei farmaci. A giugno del 1992, più di 23.000 segnalazioni sugli effetti avversivi relativi al Prozac furono ricevute dalla FDA. Questi includevano delirio, allucinazioni, convulsioni, ostilità e aggressività violente, psicosi, e oltre 1100 tentativi di suicidio ed un simile numero di morti correlate al Prozac. Nel periodo dei due anni successivi alla prima causa legale a metà del 1990, oltre 100 denunce furono inoltrate contro la Ely Lilly, reclamando quasi 1.000.000.000 di dollari per danni da parte delle famiglie delle persone che commisero suicidio sotto Prozac, dalle famiglie di coloro che furono uccise da persone sotto il farmaco, e individui che furono essi stessi danneggiati mentre erano sotto Prozac.

L’Association of Trial Lawyers of America ha costituito una speciale sezione per i contenziosi del Prozac per fornire informazioni ai procuratori che vengono avvicinati da persone danneggiate dal farmaco. Numerosi ex-consumatori del Prozac hanno argomentato in tribunale che il farmaco li ha spinti a commettere atti folli di violenza omicida. Rapporti pubblicati dai ricercatori della Harvard Medical School, Yale University, Columbia University, State University di New York e dalla Veterans Administration hanno presentato prove inequivocabili che il Prozac più che un farmaco è uno psycho-killer. Uno studio dell’università del South Carolina fu bruscamente interrotto quando cinque soggetti dello studio svilupparono intensi e violenti istinti suicidi e omicidi.

PSYCHO-FILES

Documenti rilasciati dopo l’U.S. Freedom of Information Act rivelarono che, prima degli omicidi di Wesbecker del 1989, la FDA aveva già le prove di cinque morti violente collegate al Prozac nei suoi archivi. I test pre-mercato sul Prozac fatti dalla Ely Lilly mostrano almeno sei morti collegate al farmaco. Le autorità di vigilanza sui farmaci in Svezia e Norvegia si sono rifiutate di autorizzare la Ely Lilly a commercializzare il Prozac in quei paesi, sostenendo che il testing era inadeguato a giustificarne l’approvazione. Entrambi i paesi espressero preoccupazione per l’alto dosaggio iniziale di 20 milligrammi.

Il Public Citizen Health Research Group, un’organizzazione fondata dall’attivista Ralph Nader, invitò la FDA a ritirare il Prozac dal mercato. Dopo aver condotto un’inchiesta sul suicidio di diciottenne consumatore di Prozac, un coroner della British Columbia affermò che non poteva escludere il farmaco quale causa del suicidio e invitò il governo canadese a istituire un registro nazionale per monitorare tutte le morti correlate al Prozac avvenute nel paese.

La Food and Drug Administration, incaricata ufficialmente di vigilare sui farmaci potenzialmente pericolosi, è un’agenzia fantasma, controllata da lobby e poteri occulti. Durante un’udienza in cui si ascoltarono le accuse contro il Prozac ed altri antidepressivi, nel tardo 1991, l’agenzia affermò di non essere in grado di trovare alcuna prova incriminante contro gli antidepressivi. Successive indagini sul comitato rivelarono che cinque dei 10 membri avevano interessi finanziari attivi con i produttori degli antidepressivi per un totale di oltre 1.000.000 di dollari.

La FDA è stata accusata di servire gli interessi delle industrie farmaceutiche profitto-orientate, non certo quelli del popolo americano, e di consentire che farmaci assassini venissero sistematicamente immessi sul mercato.

PSICO-ECONOMIA

Ogni giorno, con considerevoli profitti, l’industria psichiatrica americana, e di riflesso quella mondiale, prescrive innumerevoli psicofarmaci per la “cura” di istinti violentia, suicidi e omicidi. Le disastrose conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Eppure il numero di psicotossici assuefatti agli psicofarmaci è in continuo aumento.

Nel 1989, Emanuel Tsegaye entrò nella Chevy Chase Federal Savings Bank di Bethesda e aprì il fuoco sui suoi colleghi impiegati con una rivoltella calibro 38. Dopo aver ucciso tre donne ed aver ferito gravemente un impiegato, si tolse la vita. Tsegaye era stato tenuto sotto psicofarmaci dalla sua dimissione nel 1986 dall’Istituto psichiatrico Perkins a Jessup. Betty Hahn di Tustin, Calif, uccise sua madre a martellate nel 1988. Ad Hahn erano stati dati due psicofarmaci, l’antidepressivo Pamelor e l’ansilitico Xanax, e apparentemente stava interrompendo l’assunzione dello Xanax al momento dell’omicidio.

Mary Feurst fu descritta da suo marito, Russel, come una madre e sposa amorevole all’epoca dell’entrata nel sistema della salute mentale. Dopo estesi trattamenti psicologici e psichiatrici, i quali includevano farmaci antidepressivi, Mary disse che stava progettando di uccidere i suoi figli. Allora fu istituzionalizzata e curata con più psicofarmaci. Gli psichiatri la dimisero nel giugno del 1982, dopo quella che essi ritenevano essere una “guarigione significativa”. Nessuno lo avvertì che sua moglie aveva mostrato pericolosi segni di instabilità né lo misero in guardia circa gli effetti che i farmaci che prendeva potevano avere sul suo comportamento. Il 22 luglio 1982, Mary Feurst sparò in faccia e nella schiena a suo figlio di sei anni e in testa a sua figlia di nove anni con una rivoltella calibro 38. “Gli psichiatri hanno ucciso i miei figli,” sostenne Russell Feurst e aggiunse:”Non permettete che ciò capiti a voi!”..

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