Creativi si diventa? Sì, si può diventare.

COME DIVENTARE CREATIVO

Sì creativi si può diventare con una buona dose di irrazionalità e soprattutto una grande  fiducia in sé stessi. Ecco cosa serve per diventare creativi. Dove gli errori non sono più errori e la fantasia diventa realtà. La positività, contro il conformismo…. la voglia del cambiamento e sempre pronti a sperimentare…

“L’immaginazione è più importante del sapere”
A. Einstein

Prima ancora che una nuova scoperta rivoluzioni il mondo, o prima ancora che un prodotto innovativo invada il mercato, è avvenuto un esercizio di Creatività: un processo che scienziati, imprenditori e uomini d’affari conoscono bene e che spesso sta alla base del loro successo.
Il nostro mondo ipertecnologico si basa e ha un gran bisogno della creatività, dote in cui pare gli Italiani eccellono, ma che ha sempre bisogno di nuovi elementi e nuove strade da percorrere. Basti pensare che il 90% dei prodotti leader in tutto il mondo, dieci anni fa non esistevano, e il 45% del PIL dei paesi industrializzati è frutto di ricerca creativa.

Ma non è solo il mondo industriale ad aver bisogno di creatività: qualsiasi processo creativo prescinde dal campo di applicazione.

Questo significa che sia il pittore o il musicista, sia l’ingegnere o il tecnico, sia lo scienziato che l’uomo comune utilizzano sempre la stessa tecnica mentale nel momento in cui devono trovare una soluzione nuova ad un vecchio problema, anche a quelli più quotidiani.

Infatti, il processo mentale che sottende alla creatività ha la caratteristica di essere non soltanto logico e razionale, ma di nascere su un terreno fatto di zone inconsce e assoluta irrazionalità.

Ma cos’è davvero la creatività?


Molti studiosi vi si sono dedicati e ne esistono moltissime definizioni. Certamente si può dire che non è né qualcosa di magico né qualcosa di automatico: la creatività appare piuttosto come un processo che si sviluppa con il giusto allenamento: una sorta di ginnastica mentale che utilizza sia parti consce che parti inconsce del cervello.

Uno Psicologo (Tibaldi, 1976) definisce la creatività come “la capacità di produrre nuove forme o di risolvere i problemi con metodi nuovi”.


Non v’è dubbio che ogni individuo ha un’attitudine potenziale a creare, ma nelle persone ad alta produttività creativa la caratteristica che risalta di più è la loro capacità ad esprimere contenuti diretti, di immediata derivazione istintuale.

Insomma, l’istinto e l’immediatezza sembrano essere caratteristiche intimamente connesse all’atto creativo. Fanno da ostacolo – affermano gli Psicologi – invece tutte le forme di conformismo, pigrizia mentale, rigidità, paura del nuovo e dell’inaspettato.

Ma quali sono i fattori che influenzano la capacità di produrre creativamente?
Innanzi tutto – e lo si è visto bene con i bambini – un ambiente che stimola e premia lo spirito creativo.

Se vostro figlio di 4 anni vi presenta un disegno fatto a modo suo, in cui esprime se stesso e su cui ha impegnato tutte le sue energie, non lo aiuterete di certo se noterete prima di tutto le inevitabili imperfezioni nella prospettiva e nella profondità di campo, o l’errata intonazione dei colori.

Lo spirito punitivo o semplicemente critico anche se usato per il buon fine di insegnare – magari la tecnica del disegno – spesso dà più frustrazioni che incoraggiamenti.

Viceversa se l’ambiente che riuscite a creare intorno a voi è determinato da un clima di fiducia e di accettazione della persona e delle sue capacità, in poco tempo vostro figlio vi sbalordirà per la sua capacità di inventare e creare cose nuove.

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Un’altro fattore accennato prima è l’amore per la novità e per il rischio: non vi spaventate se il guerriero che ha disegnato ha una testa di monitor, oppure se il cavallo ha un guscio da chiocciola. I poeti non li fanno forse volare i cavalli?

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La paura di abbandonare presupposti su cui ancoriamo la nostra realtà – ed inevitabilmente la nostra sicurezza – rischia di rinchiuderci in ambiti così angusti da trovarci in una realtà troppo rigida.

Così come un grado troppo elevato di ansia o di difesa verso le nostre emozioni più profonde conduce talvolta ad una difficile gestione delle contraddizioni e dei conflitti che la realtà ci mette continuamente di fronte.

E’ difficile, ma se vogliamo imparare a nuotare lungo il vasto mare, dobbiamo mollare la stretta e sicura presa del moletto. Non è detto che una volta superata la paura iniziale – con un pò di allenamento – non si possa invece godere del piacere di sguazzare, schizzare e giocare in mezzo all’acqua.

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Abbiamo sicuramente bisogno di creatività: essa ci è necessaria per trovare soluzioni nuove ai problemi di oggi e soprattutto alle esigenze che ci imporrà il futuro. Ma la nostra creatività necessita di cure particolari e soprattutto di un concime molto speciale: la fiducia in noi stessi.

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ALESSANDRO VOLTA

Alessandro Volta, dopo aver scoperto l’elettricità, pare non riuscisse ad inventare la pila elettrica. Dopo numerosissimi tentativi qualcuno gli chiese: “Come si sente, Dottor Volta, dopo così tanti fallimenti?”.
Volta rispose: “Io non ho assolutamente prodotto fallimenti: sto soltanto facendo numerose prove!”  Fantasticoooooooo.

La fiducia è un pò come la luce con le piante: aiuta la creatività a crescere, anche se questa passa attraverso numerose prove ed errori.

Il nostro inconscio è estremamente ricco di cose strane e buffe: ce lo dicono al risveglio i nostri sogni. Soltanto che durante il sonno ci sentiamo liberi di dare corso alle cose più assurde, escogitando situazioni imprevedibili e circostanze “folli”.

Durante la veglia invece quella ragionevole dose di criticismo e conformismo – peraltro estremamente utili per vivere in società complesse come la nostra – ci portano ad essere molto meno ideativi e creativi.
Un sociologo italiano, Enrico Cogno, impegnato nella creatività del Marketing, si è inventato un tecnica semplice ma estremamente brillante per sviluppare la creatività: il pensiero antitetico.

Ogni cosa che facciamo, ogni persona che incontriamo, ogni prodotto che produciamo ha inevitabilmente dei difetti.

Siamo tra l’altro bravissimi nello scovarli, soprattutto negli altri, ma anche in noi stessi quando vorremmo essere sempre diversi da quel che siamo, condannando noi e gli altri ad identificarsi nelle parti negative piuttosto che in quelle positive.

L’obiettivo del pensiero antitetico è “rovesciare la negatività in positività, quindi imparare a ragionare per antitesi”.

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Un esempio? La 3M nel 1974 nel Minnesota impegnò ingenti somme di denaro per trovare la formula di un collante ad altissimo potere per speciali usi industriali: doveva essere una sostanza capace di non scollarsi per nessun motivo.

Per una strana serie di reazioni chimiche venne fuori invece un collante debolissimo: fu un vero fiasco.
Casualmente questo adesivo, scartato con rabbia, venne tra le mani di un ricercatore il quale, per evitare alla moglie di rovinare la tinta delle pareti attaccando biglietti in cucina con il nastro adesivo, ne versò alcune gocce dietro ad un foglietto.

POST-iT UN SUCCESSO IN TUTTO IL MONDO

Il foglietto si attaccava, ma poi si poteva staccare facilmente. Poi usò lo stesso collante per tenere fermi gli spartiti durante i suoi concerti nel coro di S.Paul, subito imitato da tutto il coro.
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Sorpreso del grande successo che aveva quel “collante che non incollava” ne parlò in azienda. Bene, conoscete i Post It Notes?

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Solo in Italia se ne vendono più di 25 milioni all’anno ed è una delle fonti di maggior reddito per la 3M. Era bastato scovare la positività rovesciando l’apparente negatività.
Il pensiero antitetico utilizza quindi un metodo semplice: rovesciare il problema, cercare di manipolare gli elementi dando una forma nuova, che prima non poteva essere vista.

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Un’altro esempio è quello della Red Telephone, la società telefonica australiana.

A causa delle grandi distanze del continente, il traffico telefonico è regolato dalla legge australiana in modo facilitato: da qualsiasi distanza si chiami il costo addebitato è solo di uno scatto.

La situazione gravava però sulle compagnie private incaricate di gestire un traffico pesantissimo: bisognava ridurre almeno la durata delle telefonate. Si cercò – con grandi campagne ed ingenti investimenti pubblicitari – di convincere gli utenti a fare telefonate brevi, ma fu un clamoroso fiasco.

La situazione si risolse soltanto quando qualcuno rovesciò gli elementi del problema.

Ai tecnici, i quali fino ad allora si erano sforzati di rendere gli apparecchi sempre più leggeri, comodi e maneggevoli, fu suggerito di mettere una barretta di pesante piombo dentro alla cornetta del telefono.

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Gli utenti inconsapevolmente ridussero i tempi delle comunicazioni superflue, la durata delle telefonate si abbreviò, e le compagnie poterono investire i capitali in allargamenti della rete per coprire territori fino ad allora totalmente privi del servizio telefonico.

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In conclusione, siamo ancora convinti che le cose vadano bene così come le vediamo?

Non vale forse la pena di rovesciare il problema, o di trovare il positivo in ciò che appare soltanto ed inevitabilmente negativo? Basta allenarsi e provare!

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Fantasticoooooooo!

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Di Giampiero Ciappina

 

Non dimenticate mai che in ogni cosa apparentemente negativa si può celare una “Grande Opportunità”

 

ALDO MAURO BOTTURA, la realtà che tu credi è lì d’avanti hai tuoi occhi!

Imago dal web

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