Perché si ha paura di essere felici?

 
 

DOTT.SSA LUISA FEDERICI PSICOLOGA

In questo lavoro, così come negli altri della medesima sezione, si riportano estrapolati di colloqui analitici, finalizzati ad affrontare argomenti d’interesse pubblico.

L’operazione, con il consenso degli interessati, rispetta tutti i dettami della legge sulla Privacy ed i principi del rispetto e della correttezza professionale.

BUONA LETTURA

 Visto che abbiamo constatato che io ho una “struttura mentale” rigida, vorrei chiederle come si fa ad imparare a diventare più conciliante con me stesso. In questo modo, tra l’altro potrei “riconoscermi” delle qualità e godere dei risultati raggiunti.

Ne abbiamo parlato altre volte e ho scritto più di un articolo. Comunque, visto che ne avverte il bisogno, cercherò di accontentarla.

Per poter parlare di conciliazione, bisogna diminuire la presunzione.

Finché pretenderà di raggiungere risultati di alto livello, creerà un circolo vizioso per cui si allontanerà dalle sue aspirazioni; a quel punto, entrerà in crisi per la paura di fallire e se la prenderà con se stesso, peggiorando i suoi risultati e aggravando i suoi disturbi.

Se riconoscerà a se stesso il diritto di poter sbagliare e di non avere il dovere di essere perfetto, si darà l’opportunità di migliorare pian piano, cominciando a camminare con tranquillità, “azzerando” tutto ciò che le dava fastidio.

Come faccio ad azzerare senza creare rabbia? Ho paura di girare pagina e riscrivere una pagina bianca.

Ma perché, che paura deve avere, nel riscrivere il libro della sua vita?

Cerchi di portare avanti la sua esistenza senza oppressioni, senza darsi spinte che poi non può reggere.

Tutti i risultati che può ottenere sono il risultato di strategie perseguite con conciliazione.

Che vuole dire ?

Che deve fare pace con se stesso e smettere di farsi la guerra da solo, per risultati non raggiunti o raggiunti solo in parte, perché non ha senso.

Come posso epurare i miei elaborati di pensiero dai conflitti?

Usando la logica – e qui le consiglio di trarre spunto dagli articoli dedicati all’argomento – tramite un buon dialogo di amicizia con se stesso, trasmettendosi messaggi positivi e ricordandosi di avere ottenuto dei risultati degni di nota.

E quali sono?

Lei, per molto tempo, è finito in mano a degli psichiatri che avevano formulato diagnosi sbagliate, dal momento che, più che depresso, lei era molto arrabbiato per tutti gli eventi che fino a qual momento l’avevano investita.

È riuscito a venir fuori da questa trappola, che l’avrebbe potuta portare (inutilmente e criminalmente) all’internamento. Questo, se permette, è merito suo, perché ha avuto il coraggio di ribellarsi.

Ormai, durante i nostri incontri, portiamo avanti dei discorsi neutrergici che lei oramai è in grado di seguire e che le stimolano domande interessanti e impegnative.

Volevo farle un’altra domanda. Come faccio ad evitare di arrabbiarmi se mi vengono in mente vecchi episodi che mi hanno dato fastidio, come per esempio tutto quello che ha riguardato i difetti della mia automobile?

Deve interrompere gli elaborati e distrarsi con qualunque cosa a disposizione. Deve dirsi ad alta voce che è arrivato il momento di finirla.

Va bene ho capito, comincerò a lavorare in questa direzione. Ascolti, ma secondo leggi natura, dovremmo vivere in maniera spartana?

È chiaro che non dobbiamo privarci di una vita comoda, ma neanche pensare che sia la “condicio sine qua non” per essere felici. Se non sa apprezzare ciò di cui dispone oppure è disturbato nell’equilibrio dei suoi pensieri, non riuscirà in alcun modo a godere.

Uno stesso evento viene vissuto e ricordato in maniera diversa in base alle proprie condizioni del momento.

Se io ripenso ad un episodio del passato vissuto scorrettamente, dentro di me è come se volessi metterci una pietra sopra.

Ma ciò non è possibile perché le resterebbe un ospite ingombrante “in casa”. Non lo vedrebbe, ma lo sentirebbe!

Io l’idea corretta la sento parlare nel dialogo fitto che avviene dentro di me, ma non riesco ancora ad accettarla.

Se si mostrerà conciliante, migliorerà la propria capacità di flessibilità trasformandosi prima. Se manifesterà un carattere rigido, avrà più difficoltà a cambiare.

Per essere conciliante mi devo avvicinare alle leggi di natura?

Si e soprattutto deve sapere adattarsi alle necessità.

Se, ad esempio, vive in un appartamento piccolo in una grande città, è vero che rinuncia a spazi di libertà, ma ciò significherà che di più non è stato possibile fare ed è inutile recriminare.

Io penso di dover cambiare tutto di me e ciò mi fa troppa paura.

A parte il fatto che è la sua mente a stabilire cosa le farà bene cambiare, bisogna tener conto che solo i contenuti scorretti e negativi andranno “rivisitati”. Il resto della sua personalità non subirà forti scossoni. Non andrà incontro ad uno snaturamento di sé.

Ma se io sento positività, dentro di me, sento di doverla allontanare!

Questo accade perché ha paura di essere felice (dal momento che, forse, non lo è mai stato) e inoltre perché si addossa delle colpe per misfatti che crede di aver commesso.

Si è così!

E allora è un fesso.

Prego?

Se dopo tanto tempo che parliamo del fatto che nel cervello ci sono più recettori deputati alla gratificazione che alla sofferenza (per cui dovremmo essere naturalmente felici), allora è una testa dura… e un fesso che vuole soffrire. Sa cosa le dico? Che con queste premesse io e lei non lavoreremo tanto tempo insieme.

Farò di tutto per cambiare!

Me lo auguro per lei.

Ricercare le cause nel passato.

Un atteggiamento “fortemente” negativo ha, di solito, radici lontane, sconosciute o non comprese.

 

Il lavoro da compiere è quello di tornare alle origini, capire, comprendere e perdonare.

Dobbiamo imporci, tramite la forza di volontà, un viver felici!

Io sono straordinario,

la vita è straordinaria,

voi siete straordinari.

Al prossimo messaggio

 

Imago dal web.

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