Come Funziona la Termoterapia

Prof. PAOLO PONTIGGIA

Prof. Paolo Pontiggia & Dott.ssa Elisabetta Pontiggia -

Il meccanismo con cui l’ipertermia agisce selettivamente sulla cellula tumorale è il seguente:
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1) inibizione della respirazione cellulare (senza interessamento del metabolismo anaerobio della cellula).
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2) lesioni delle membrane lisosomiali e di superficie che si traduce rispettivamente in un aumento dell’attività lisosomiale ed in una aumentata permeabilità della superficie cellulare con perdita del “set point” cellulare e morte della cellula (apoptosi).
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A questo punto bisogna aprire una parentesi per illustrare come generalmente è strutturata la vascolarizzazione dei tumori.
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Nei tessuti tumorali sono di solito presenti reti capillari neoformate interposte tra estremità venose a arteriose dei capillari dell’ospite. La parete di tali capillari è formata da cellule endoteliali monostratificate prive, a differenza dei capillari dei tessuti normali, di fibre elastiche e di fibrocellule muscolari lisce, e quindi senza capacità di regolazione del flusso ematico. I capillari tumorali si presentano inoltre di aspetto irregolare per calibro, ora sottili, ora dilatati a formare “lacune”. Tale situazione si traduce in un aumento delle resistenze periferiche al flusso sanguigno intratumorale.
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Accrescendosi la dimensione del tumore queste condizioni sono destinate inevitabilmente a peggiorare perchè ad esse si sommano sia una deficienza relativa di vascolarizzazione (la neoformazione capillare non è mai adeguata alla crescita tumorale ), sia un rallentamento del flusso di irrorazione per caduta della pressione all’estremità arteriosa del capillare, conseguente all’allungamento del letto capillare.
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Questa situazione, se da un lato provoca diminuzione e rallentamento del flusso sanguigno intratumorale, con conseguente necrosi soprattutto al centro della massa tumorale, dall’altro si presenta estremamente favorevole in caso di applicazione di un trattamento ipertermico, e questo perchè il rallentato flusso sanguigno intratumorale permette un prolungato “contatto ipertermico” a livello della cellula tumorale.
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Ciò si traduce in deficienze di nutrizione, ipossia e acidificazione del pH (conseguente ad accumulo di acido lattico).
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E’ soprattutto l’acidificazione ad indurre un significativo aumento della sensibilità al calore. E’ per questo che alcuni autori (Zander, Schmid, Schonhlin) consigliano di somministrare glucosio durante i cicli di ipertermia. Il glucosio stimola infatti selettivamente la glicolisi anearobia delle cellule tumorali con conseguente aumento di acido lattico all’interno del tumore.
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Anche il sistema immunitario prende parte all’azione tumoricida del calore. Tale effetto è mediato da macrofagi e da meccanismi cellulari e umorali immunocompetenti.
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Istologicamente, dopo il trattamento ipertermico, le cellule neoplastiche appaiono in uno stato di necrosi avanzata; intorno ad esse un infiltrato infiammatorio formato da macrofagi, plasmacellule e cellule linfoidi (T linfociti) cioè da cellule immunocompetenti.
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Ciò configura, con ogni verosimiglianza, una risposta immunitaria dell’organismo ad antigeni tumorali liberati dalla cellula neoplastica in necrosi. Sperimentalmente è stato dimostrato che, riscaldando il tumore primario si osserva, parallelamente alla sua regressione, la scomparsa di metastasi a distanza.
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Ciò non avviene invece se si induce immunodepressione nell’animale mediante irradiazione totale o con mezzi farmacologici (cortisone, inoculazione di particelle di silice, ecc.).
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Bisogna però tenere sempre presente che il riscaldamento total body può anche provocare depressione immunitaria per deplezione dei linfociti T. Dopo avere analizzato i presupposti fisiopatologici su cui si basa l’ipertermia, passiamo a considerare i metodi in grado di provocarla.

La prossima puntata sempre nel nostro sito dove la PREVENZIONE è di casa.

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www.ferrari-casaesalute.it

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