Tecniche di bendaggio terzo e quarto episodio: di Domenico Scarpa.

DOMENICO SCARPA

Tecniche di bendaggi episodio 3°

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Bendaggi articolari:
Sono utilizzati a protezione o a sostegno delle strutture capsulolegamentose stabilizzatrici passive delle articolazioni. I materiali si usano combinati in vario modo sia in rapporto al fine, sia in rapporto alla morfologia del distretto articolare da proteggere o sostenere.

Bendaggi muscolo-tendinei:
Sono utilizzati a protezione o sostegno delle strutture muscolari e/o tendinee.

Bendaggi preventivi:
Vengono utilizzati normalmente per la gara e l’allenamento e hanno la precisa finalità di proteggere le strutture potenzialmente più vulnerabili da specifiche sollecitazioni patomeccaniche negli sport per :
- difetti somatici congeniti od acquisiti;
- difetti di portamento;
- instabilità croniche secondarie a pregressi eventi traumatici;
- carichi iterativi submassimali cronici ad effetto lesivo cumulativo.
I bendaggi preventivi devono sempre essere rimossi dopo la gara o l’allenamento.

Bendaggio funzionale episodio 4°

Bendaggi terapeutici
Vengono usati nel trattamento di lesioni traumatiche acute o microtraumatiche croniche in cui il danno anatomo – patologico è contenuto o assente (vedi paragrafo delle indicazioni) con il fine di ottenere la guarigione clinica della lesione evitando la immobilizzazione totale.

Bendaggi riabilitativi:
Vengono usati nella fase di recupero dell’atleta, quando cioè, ottenuta la guarigione della lesione (indipendentemente dalla gravità e dal tipo di trattamento) ci si propone di ottenere un precoce ripristino della completa articolarità, della vigilanza propriocettiva e della coordinazione motoria, indispensabile per riportare l’atleta nella migliore condizione di forma : le funzioni meccaniche sono di sostegno, scarico, stabilizzazione, compressione.

Sostegno:
Articolare realizzato con cerotto da taping; ha il compito di proteggere singole strutture capsulolegamentose da insulti patomeccanici.

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Scarico:
Funzionale realizzato con bende estensibili nei vari piani; ha la sua applicazione ottimale sulle strutture muscolo-tendinee e ha il compito di ammortizzare sollecitazioni distrattive agenti sulle unità motorie.

La tecnica prevede ancoraggi muscolari per ridurre l’intensità della contrazione muscolare ed ancoraggi tendinei che agendo sulle leve scheletriche inserzionali pongono in detensione la struttura tendinea.

L’uso della benda estensibile è preferibile al fine d evitare stop bruschi che mal si conciliano con gli automatismi neurofisiologici di queste strutture.

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