Sta per essere pubblicato il seguito di un “Uomo e il suo Sogno” e il titolo sarà: come “Realizzare i tuoi Sogni”, di Aldo Mauro Bottura.

L'AMIGDALA, UNA IMPORTANTE GHIANDOLA

L’amigdala, la sentinella del sistema limbico, funziona come un allarme che ci mette in allerta ogni qualvolta avvista qualcosa di nuovo, di sconosciuto. A me sembra che essa svolga un’azione incondizionatamente utile anche quando eccede nel vedere pericoli. Infatti, i nostri blocchi, i nostri insuccessi,  i nostri problemi esistenziali non sono causati dalla paura in sé, ma da quel qualcosa che mette in azione l’amigdala e fa scattare l’allarme! Questa considerazione, come vedremo, cambia le nostre convinzioni e le prospettive sulla nocività assoluta delle paure e ci dà la possibilità di realizzare concretamente i nostri sogni, nonché di eliminare le sofferenze in maniera rapida, efficace e duratura. 

WALT DISNEY

Si dice che Walt Disney abbia ottenuto dalle banche il finanziamento per la costruzione di Disneyland dopo aver provato inutilmente trecento volte. Si racconta anche che Tomas Edison abbia fatto mille tentativi prima di riuscire ad inventare la lampadina. Conosciamo tante altre storie di personaggi che prima di diventare famosi e ricchissimi hanno patito la fame più nera. Hanno dovuto superare grandi ristrettezze, difficoltà ed imprevisti, trovando ogni volta un’approccio diverso ai problemi. Ovviamente prima di raggiungere il successo questi individui erano frustrati, delusi, infelici, spesso al limite del collasso. A noi interessa capire come hanno fatto a non demordere e soprattutto perché alla fine sono riusciti a raggiungere un traguardo favoloso!  

Ecco un vincitore del premio Nobel. Ha fatto una importante scoperta in medicina, meritando quel prestigioso riconoscimento! Ora noi vogliamo capire come è riuscito a fare la scoperta, perché tra tanti scienziati che lavorano in un dato campo, soltanto qualcuno sfonda veramente! Vogliamo sapere come ha fatto a superare gli scoraggiamenti, le difficoltà, le critiche che sono molto spietate quando precedono un traguardo molto importante!  

Ed ecco invece un giovane diplomato in cerca di lavoro. Ha inviato 100 curriculum, ha attivato numerose conoscenze, ha ricevuto tante promesse, ma è ancora in cerca. Nell’attesa di un posto decente ha accettato, tra l’altro, un lavoro come commesso in un supermercato, lavorando due mesi per oltre 10 ore al giorno e ricevendo 600 euro al mese (senza contributi previdenziali…). Il diplomato o il laureato che non trova lavoro, a prescindere dalla scarsità e precarietà dell’offerta, ha anche la sua parte di colpa: non ha ancora imparato una strategia efficace.  

NAPOLEON HILL E LA SUA TEORIA DELL'ATTEGGIAMENTO

Dunque, qual è il motivo per cui alcuni individui riescono nella vita e altri falliscono? Qual è la strategia che fa si che un atleta diventi un campione e altri hanno soltanto piazzamenti? Qual è la spiegazione per cui un ricercatore riesce a fare una scoperta prestigiosa, mentre altri, ugualmente impegnati, si limitano a pubblicare le loro ricerche e a scrivere libri. La PNL ha lavorato molto su queste questioni e ha escogitato strategie veramente efficaci. Ma nonostante l’applicazione della PNL non tutti riescono ad affermarsi come vorrebbero. Insomma, il successo dipende soltanto dal giusto atteggiamento mentale e dalle convinzioni potenzianti, da obbiettivi chiari, dal focus mentale, da decisioni e strategie efficaci e dall’audacia? Sicuramente sono presenti tutti questi fattori nella riuscita personale, ma c’è anche qualcos’altro.

SI C’E’ QULCOS’ALTRO E LO SI PUO APPRENDERE FREQUENTANDO I CORSI DI ALDO MAURO BOTTURA CHE SU QUESTI ARGOMENTI E’ PARTICOLARMENTE ESPERTO E ANCHE PERCHE’  TUTTA LA SUA VITA E’ UN ERSEMPIO, CHE TRASFERISCE COME INFORMAZIONI, NEI SUOI CORSI O SEMINARI A TUTTI I SUOI STUDENTI. PARLA A NOI TRAMITE I SUOI SUCCESSI! FANTASTICOOOOOOOO!

EZIOLOGIA DELLA PAURA

L’eziologia della paura è strettamente collegata all’eziologia del successo in ogni campo, compreso quello scientifico. Il meccanismo della paura o dell’ansia o delle preoccupazioni è sempre lo stesso in qualsiasi circostanza ed è di una semplicità enorme, tanto semplice e tanto evidente che non lo vediamo. Cosicché spesso ne cerchiamo le cause nell’autosabotaggio, nei blocchi interiori, nella pigrizia, nella mancanza di volontà e di coraggio. Sicuramente c’è qualcosa di tutto questo, ma la risposta più logica e onnicomprensiva sta nel fatto che siamo all’inizio di un processo che non conosciamo: e quando siamo all’inizio di qualcosa, di qualunque cosa, ci sentiamo perduti, ci sentiamo impotenti, e abbiamo paura.

Le difficoltà si incontrano soprattutto all’inizio di un processo! La paura è causata dal fatto che ci troviamo di fronte a cose che non conosciamo.

L’insuccesso è causato dal fatto che siamo ancora all’inizio del nostro cammino, per cui non conosciamo la strada giusta da seguire e ci smarriamo facilmente. Quando ci perdiamo è inevitabile avere paura e sentirsi in colpa per la propria inadeguatezza. Chi non riesce, non riesce perché è sfortunato o perché è poco intelligente, o poco volenteroso: non riesce perché è ancora all’inizio del suo cammino! Deve fare ancora molta “strada”. 

Quando non conosciamo la strada ci smarriamo facilmente. È inevitabile smarrirsi. Non è colpa nostra se ci smarriamo. Non sappiamo dove andare, dunque è normale smarrirsi. Altrettanto è normale sentirsi impotenti e preoccupati quando non riusciamo a risolvere i problemi, quando ci troviamo in un vicolo cieco, quando ci troviamo in una situazione ingarbugliata, quando abbiamo una malattia e i medici non riescono a farci guarire. Anche quando sosteniamo un colloquio di lavoro abbiamo paura; e in genere anche quando sosteniamo un esame. Anche quando prendiamo l’aereo la prima volta abbiamo paura. All’inizio di ogni processo scatta inesorabile la paura!

LA FORTUNA PREMIA GLI AUDACI

Nella vita riescono soprattutto gli audaci, a maggior ragione se sono bravi. Ma soltanto la bravura non basta. Le persone audaci riescono nella vita perché superano più facilmente lo scoglio dell’inizio! Di fronte ad un vicolo cieco cercano una via d’uscita. Non si scoraggiano. Cercano di andare oltre a qualunque costo. Le persone audaci non si fermano mai! Non indietreggiano, non cambiano prospettiva: continuano nella direzione del proprio obbiettivo. Sono decisi e coerenti: non oscillano di qua e di là come un pendolo, ma seguono una linea retta! 

Di qua e di la non si va da nessuna parte. Con un passo di qua e uno di là non si combina nulla nella vita. Andando di qua e di là non si forma un’abitudine e si resta perennemente timorosi di affrontare il nuovo. Non si può andare oltre quel dato punto perché oltre quel punto c’è l’ignoto. E l’ignoto ci spaventa. Non posso andare oltre quel punto perché trovo un muro o un burrone; e allora torno indietro, ma anche dall’altra parte c’è un muro o il vuoto. Soltanto se seguo la strada retta prima o poi arriverò al capolinea. Se vado di qua e di là, avanti e indietro, non arrivo mai a destinazione. Se passo da un lavoro all’altro, ogni volta mi ritrovo al punto di partenza e non imparo nulla. Non mi allontano mai dall’inizio. E l’inizio è sempre più o meno traumatico per tutti. Non divento mai un esperto. Soltanto se faccio sempre la stessa cosa divento abile, capace e meritevole. Devo abituarmi a determinate azioni o esercizi perché soltanto così il mio cervello impara, si espande e corre veloce. L’abitudine si può assimilare ad una lunga catena di neuroni che forma una via larga e veloce come un’autostrada. Quando iniziamo a imparare qualcosa o a fare un nuovo esercizio, non esiste nulla nel cervello, neanche una traccia, neanche un sentiero. Quando, per esempio, iniziamo a ballare per la prima volta, siamo handicappati perché nel nostro cervello non c’è ancora la via neurale del ballo. I neuroni richiedono tempo per collegarsi tra loro e costruire un’autostrada neurale; ci vuole tempo per formare le sinapsi o ponti di collegamento tra una cellula e l’altra, il che significa che bisogna fare molta pratica, occorrono molti esercizi al fine di acquisire un’abitudine.

PIU'SAI E PIU' VUOI SAPERE

Quando leggi molti libri su uno stesso argomento, viene il momento in cui sei in grado di dire anche tu la tua, anzi è probabile che le tue argomentazioni siano più complete, innovative ed originali, per il semplice fatto che la mente rielabora, analizza e sintetizza tutte le nozioni di cui dispone e quindi, mettendole assieme, va anche più avanti: in termini di neuroni, la catena della conoscenza si allunga molto di più. Analogamente, per scrivere bene, bisogna scrivere molto: più scrivi e più diventi abile a scrivere perché si formano autostrade neurali. Per parlare bene in pubblico occorre prendere spesso la parola: più intervieni e più impari a parlare e ad affascinare l’uditorio. Per ballare bene è necessario ballare molto, anche se all’inizio è frustrante. Ogni cosa all’inizio è difficile, ed è questo il motivo per cui non si è disposti ad iniziare. Per diventare bravi in qualunque settore, non solo dobbiamo apprendere le strategie più efficaci, ma al tempo stesso occorre metterle in pratica, quindi occorrono tantissimi esercizi, molto allenamento. Si diventa abili perché attraverso la pratica i nostri gesti diventano automatici, e i gesti diventano automatici quando ci abbiamo fatto un’abitudine, ossia un automatismo.

Se credi di poter montare con le tue mani un mobile dell’Ikea senza aver mai visto un cacciavite in vita tua, ti sei cacciato da solo in un autentico guaio! Altro che stress! Nessuno si può improvvisare falegname, imbianchino, meccanico, elettricista, idraulico, muratore senza un adeguato periodo di apprendistato. Non è sufficiente la consultazione di un libro fai da te,  né basta seguire scrupolosamente le istruzioni: se ti cimenti per la prima volta a imbiancare la casa, o ad aggiustare una tapparella o a riparare un rubinetto che perde, è molto probabile che tua moglie o tua madre non ti rivolgerà la parola per parecchio tempo! La prima volta, anche la cosa più semplice potrebbe essere un autentico dramma! Quando ti cimenti per la prima volta, devi sapere già in partenza che quel lavoro sarà tremendamente stressante! Se il tuo vicino invece ci riesce facilmente, non  è perché è più capace di te, ma perché ha fatto quelle cose già numerose altre volte.

RAPPRESENTAZIONE DI UN NEURONE

Noi agiamo soltanto grazie ai neuroni! In ogni azione, sono i neuroni che ci guidano seguendo determinate vie neurali. Ed è facile capire che quando non c’è ancora un’abitudine e la strada neurale corrispondente, ossia la catena di neuroni, ci troviamo di fronte a qualcosa che non conosciamo o non sappiamo fare. E quando nella nostra mente non esiste ancora una strada da seguire, quando ci troviamo di fronte a qualcosa di totalmente nuovo, noi andiamo in tilt perché va in tilt il cervello. Così come va in tilt il computer se riceve due o tre comandi contemporaneamente: si confonde, non sa quale comando eseguire, e si blocca.  

Quante più sinapsi si formano, più neuroni si collegano tra loro a formare una catena o strada neurale conosciuta e facilmente percorribile. Si dice che noi utilizziamo soltanto una piccolissima parte del nostro cervello. Infatti, il numero di neuroni può ritenersi infinito, ma è anche vero che in gran parte non sono collegati tra loro e dunque non possono funzionare. Il cervello di uno scienziato si può paragonare ad una città moderna, con le luci che si accendono e si spengono, mentre quello di un sapiente dell’antichità si può paragonare ad una città antica. Ogni abitazione simbolizza un neurone. Possiamo anche comparare le vie neurali o circuiti attivi presenti nel cervello di uno scienziato con quelli di uno studente delle scuole medie: ovviamente non c’è paragone! Un individuo coraggioso, rispetto a uno timoroso, è molto più sicuro e deciso ed ha più scelte a sua disposizione: ciò perché ogni scelta si può paragonare ad una diversa via neurale, ed ogni via neurale è una abitudine appresa. Insomma, la persona audace ha una maggiore esperienza della vita, ha più opzioni, perché ogni opzione corrisponde ad una abitudine e ogni abitudine è una via neurale consolidata.

TRACCE DI MEMORIA

Ecco allora che ogni volta ci troviamo a fare qualcosa la prima volta è sempre un grosso problema, perché nel nostro cervello non si sono ancora formate quelle vie neurali, pertanto non esiste un percorso (neurale) da seguire. Tutto il nostro sapere corrisponde a tracce mnemoniche registrate nel cervello. Chi non riesce ad andare avanti è perché si trova ancora all’inizio e perciò è pieno di paure. Per progredire bisogna proseguire per la propria strada vincendo le paure. Ci sono persone piene di curiosità che non arretrano di fronte a nulla e altre che si spaventano facilmente. La stessa cosa si verifica davanti ad una nuova pietanza: c’è chi assaggia subito spinto dalla curiosità e dall’interesse, e chi invece prova una ripulsa immediata ed automatica senza neanche assaggiare. C’è chi si blocca di fronte ad un piatto nuovo, chi di fronte a un lavoro nuovo, a una lingua nuova, a un interesse nuovo, ad un esame nuovo. Si potrebbe dire che quasi tutti abbiamo qualche blocco. Il blocco corrisponde sempre ad una strada neurale corta o incompleta, come se la traccia neurale o il filo di corrente arrivasse solo fino a quel punto e soltanto fino a quel punto possono arrivare gli elettroni che trasportano il messaggio o stimolo. A volte la via neurale è interrotta da un trauma, che si può assimilare ad una frana, per cui è disagevole e pericoloso percorrerla.  

UNA PARTICOLARE TRACCIA DI MEMORIA

Ora, per uscire da un blocco si deve ricorrere alla strategia dei piccolissimi passi, perché soltanto un passo piccolissimo ci fa vincere la paura che è quasi sempre presente all’inizio. Il primo passo deve essere piccolissimo, specialmente se la paura si è trasformata in fobia. Con la strategia dei piccolissimi passi non solo si può eliminare qualunque paura, ma si può anche imparare a fare di tutto, anche cose molto difficili, perché il cervello apprende attraverso associazioni e ripetizioni. Quando manca una associazione nel cervello, perché si tratta di una esperienza totalmente nuova, la corteccia cerebrale non sa cosa fare e si deve organizzare, deve preparare una nuova traccia, un nuovo percorso neurale, deve formare nuovi collegamenti o sinapsi, e ciò richiede un po’ di tempo: esattamente il tempo che serve a noi per imparare! Una rete neurale è completa quando abbiamo acquisito una nuova abitudine attraverso il collegamento tra coscienza ed inconscio. Se all’inizio di un nuovo processo, presi dall’eccessivo entusiasmo, cerchiamo di fare un passo troppo lungo, ci blocchiamo facilmente. Appare evidente che un bravo insegnante non è colui che riesce a completare il programma ministeriale, ma quello che non si stanca di ripetere più volte la stessa lezione; ed è ancora più bravo se ogni volta utilizza esemplificazioni, metafore e immagini diverse. Il bravo insegnante non ripete le lezioni agli allievi, ma al cervello degli allievi.Anche gli antichi sapevano che “repetita iuvant”!  

Il cervello impara grazie a associazioni e ripetizioni! Le ripetizioni consentono di procedere adagio, il che aiuta le associazioni! Più una nozione, un’immagine viene ripetuta di frequente e più  s’imprime nel cervello e si ripresenta al momento opportuno, per esempio al supermercato…, dove scattano le associazioni alla vista delle varie marche dei prodotti. È per questo motivo che le ditte spendono miliardi per la pubblicità televisiva e ci bombardano ossessivamente con spot sempre uguali. Si dice che la propaganda è l’anima del commercio, ed è così perché uno spot televisivo (o radiofonico) ripetuto ad intervalli brevi ipnotizza letteralmente il cervello dei telespettatori. La qualità di un prodotto ormai è strettamente collegata alla frequenza degli spot….

PERCORSO NECESSARIO

Ora, per uscire da un blocco si deve ricorrere alla strategia dei piccolissimi passi, perché soltanto un passo piccolissimo ci fa vincere la paura che è quasi sempre presente all’inizio. Il primo passo deve essere piccolissimo, specialmente se la paura si è trasformata in fobia. Con la strategia dei piccolissimi passi non solo si può eliminare qualunque paura, ma si può anche imparare a fare di tutto, anche cose molto difficili, perché il cervello apprende attraverso associazioni e ripetizioni. Quando manca una associazione nel cervello, perché si tratta di una esperienza totalmente nuova, la corteccia cerebrale non sa cosa fare e si deve organizzare, deve preparare una nuova traccia, un nuovo percorso neurale, deve formare nuovi collegamenti o sinapsi, e ciò richiede un po’ di tempo: esattamente il tempo che serve a noi per imparare! Una rete neurale è completa quando abbiamo acquisito una nuova abitudine attraverso il collegamento tra coscienza ed inconscio. Se all’inizio di un nuovo processo, presi dall’eccessivo entusiasmo, cerchiamo di fare un passo troppo lungo, ci blocchiamo facilmente. Appare evidente che un bravo insegnante non è colui che riesce a completare il programma ministeriale, ma quello che non si stanca di ripetere più volte la stessa lezione; ed è ancora più bravo se ogni volta utilizza esemplificazioni, metafore e immagini diverse. Il bravo insegnante non ripete le lezioni agli allievi, ma al cervello degli allievi.Anche gli antichi sapevano che “repetita iuvant”!  

Guardati questo breve filmato:

La tecnica dei piccoli passi ci porta molto lontano, anche se c’è sempre, come nell’apprendimento, un fattore individuale, per cui ogni individuo ha una velocità iniziale diversa; ma anche la persona più audace e spericolata all’inizio deve fare passi brevi, altrimenti rischia di bloccarsi.  Con tale strategia si vince ogni paura e ogni fobia, si vince ogni abulia, ogni blocco ed ogni ritrosia. Un buon diplomatico si accontenta di piccoli successi, perché sa che se chiede troppo rischia di fallire. Con piccole richieste, i sindacati di categoria ottengono rapidamente il rinnovo dei contratti, mentre se pretendono troppo scatta il rifiuto della controparte. Anche il sesso richiede piccoli passi, almeno all’inizio, e con questa strategia si porta a letto qualunque donna. Con i piccoli passi si può imparare qualunque gioco, qualunque mestiere e qualunque lingua. Ma se si pretende di imparare velocemente la lingua, e magari il primo giorno ci si esercita per molte ore perché si è freschi e motivati, ci siamo fregati in partenza: ci viene presto la noia o il disgusto, a meno che non lo facciamo per necessità! La motivazione a imparare la lingua scompare e, come spesso succede, rimandiamo per l’ennesima volta. Il passo lungo presuppone uno sforzo maggiore che è fatto con l’illusione di poter imparare subito la lingua, ma siccome le lezioni e gli esercizi diventano presto più difficili e l’apprendimento si fa sempre più duro, essendo partiti all’inizio con la quarta marcia anziché con la prima, ci scoraggiamo ed abbandoniamo.

Con passi piccolissimi si può anche imparare a mangiare quelle cose che alcune persone odiano fin dall’infanzia, come esempio l’aglio o la cipolla: tutto sta ad assaggiarne soltanto una punta infinitesimale. È questo il modo per sbloccare l’avversione. Quand’ero ragazzo non mi piacevano i liquori e ciò mi faceva sentire un po’ handicappato quando capitavo a qualche ricevimento o facevo qualche visita. Così decisi di rimediare. A casa mia, mi misi vicino a una bottiglia e ne assaggiai una goccia da un bicchierino, poi un po’ di più, e ancora di più, finché i sorsi diventarono più decisi e ad un certo punto tracannai direttamente dalla bottiglia. Cosicché mi ritrovai disteso a terra sul pavimento: sentivo un caldo terribile, ma ero contento….  Quindi, una volta superato lo scoglio iniziale con la strategia dei piccoli passi, si potrà procedere più speditamente perché subentra l’abitudine e tutto avviene automaticamente. Insomma, la strategia dei piccoli passi previene l’insorgere della resistenza, di ogni genere di resistenza.

IMPARARE A PIANTARE CHIODI AD ALTA QUOTA

Le difficoltà dell’inizio ci fanno anche capire che è (quasi) impossibile avere subito il lavoro che ci piace e guadagnare bene, è impossibile avere subito una casa grandissima, è impossibile avere subito un’automobile prestigiosa o una compagna bellissima. Un artigiano o un commerciante o un impresario o un libero professionista non deve aspettarsi di iniziare subito alla grande la sua attività, preso magari da un grande entusiasmo, anzi più grande è l’entusiasmo iniziale, maggiori saranno le delusioni alle quali va incontro alle prime difficoltà. L’entusiasmo è necessario all’inizio, e sicuramente è meglio essere entusiasti e buttarsi nell’iniziativa che essere bloccati dalla paura, ma è bene sapere che l’entusiasmo non ci fa vedere le difficoltà che ci aspettano, proprio come gli innamorati non riescono a vedere i difetti del partner. Tutti dobbiamo imparare a fare la gavetta, il che significa abituarsi alle difficoltà. Per cominciare, e cominciare bene, dobbiamo accontentarci di fare un piccolo passo. L’importante è iniziare, e quando si inizia bisogna andare piano, occorre essere modesti, prudenti e saggi. Insomma, il bambino deve stare nella culla, non può essere messo in un letto a due piazze! Quanto poi alla crescita personale e professionale, l’ideale è crescere gradualmente, senza fare passi più lunghi della gamba: soltanto così si riescono a superare le difficoltà che sorgono lungo la strada. Infatti, le piante che crescono velocemente verso l’alto, sono facilmente abbattute dal vento perché l’apparato radicale non fa in tempo ad approfondirsi nel terreno. Ugualmente vincere 5 miliardi alla lotteria significa rovinarsi l’esistenza perché anche col denaro, anzi soprattutto col denaro, bisogna crescere gradualmente.      

EMOZIONI RIGENERATRICI

La rete neurale è la nostra personalità ed anche la somma di tutti gli eventi accaduti. Tutto ciò che ci è accaduto è registrato nella rete neurale. Noi crediamo che chi ha fatto una scoperta scientifica ha compiuto una impresa eccezionale. Effettivamente per la gente si tratta di una cosa fuori del comune, ma per lo scopritore stesso non c’è niente di speciale perché ci è arrivato passo dopo passo, quasi senza accorgersene.  

Quando fai un ragionamento tecnico o filosofico e ci rifletti sopra, ad un certo punto non sei più in grado di andare avanti. Avviene una specie di blocco. E di blocco si tratta perché in sostanza hai esaurito tutto il tuo percorso neurale: non puoi leggere più nulla dentro di te. Non puoi andare oltre. Ma stai certo che domani o dopodomani avrai un’altra brillante idea, perché il circuito nervoso si allunga di un tanto durante il sonno. A ogni domanda il cervello cerca sempre di dare una risposta. E a domande intelligenti seguono risposte intelligenti. Se insisti con i tuoi ragionamenti, ossia se continui a parlare al tuo inconscio e a te stesso, avrai sempre una nuova risposta perché la mente non si ferma mai. La mente analizza ed elabora continuamente i dati che ha a disposizione. Però si blocca quando le chiedi troppo, ossia quando non le concedi il riposo necessario, quando tu non ti concedi un po’ di svago. Un’idea porta sempre ad una idea superiore perché le cellule neurali sono tanto più ingegnose quanto più si allontanano dal loro inizio, ossia quando più la via o catena neurale è lunga. Più si fa lo stesso lavoro da tanto tempo, e più si diventa esperti e creativi. La conoscenza è una rete neurale estesa ampiamente in tutte le direzioni.  

Qualunque studioso può fare la sua bella scoperta se colloquia ad alta voce con il suo inconscio! Come? Registrando su nastro le proprie idee, oltre a prendere appunti sul taccuino: poi occorre riascoltarle in continuazione, soprattutto la sera prima di addormentarci e la mattina appena svegli. Riascoltando il nastro scattano nuove associazioni di idee che vanno anch’esse registrate. E così creiamo in pochi giorni una lunga serie di idee registrate per cui gioco forza arrivano idee sempre più brillanti e più sofisticate, fino ad avere una intuizione molto buona e l’ispirazione decisiva! Ma non dobbiamo andare di fretta: facciamo riposare il cervello!

Torniamo ora a una delle domande iniziali: qual è la strategia che fa si che un atleta diventi un campione, mentre la maggior parte di essi ottiene al massimo qualche buono piazzamento? Ovviamente dipende anche dalle attitudini fisiche degli atleti, ma a parità di condizioni, diventa campione soltanto chi si prepara meglio. A volte capita che un atleta abbia una performance straordinaria, per esempio vince una tappa lunga e faticosa al giro d’Italia, ma il giorno appresso arriva con molto ritardo al traguardo. Ciò significa che aveva fatto il passo più lungo della gamba, il che può andare bene una volta soltanto, ma in genere è dannoso perché questa strategia toglie la possibilità di ulteriori e più prestigiose vittorie. Il fatto che l’atleta il giorno dopo la vittoria sia arrivato con ritardo al traguardo rispetto ai primi dimostra che il suo tempo di recupero è maggiore di 24 ore, e che lo sforzo prodotto per vincere quella gara è stato di gran lunga superiore alle capacità acquisite con l’allenamento. Pertanto, l’atleta che vince molto è colui che si allena talmente bene che gli sforzi che sopporta durante le gare sono della stessa intensità, o meno estenuanti degli sforzi a cui egli stesso si sottopone durante gli allenamenti. Con tale tipo di preparazione egli è “abituato” a vincere,  deve vincere per forza, perché ha costituito per tempo le vie neurali tipiche del campione! Insomma, il campione è uno che merita di vincere perché fa sacrifici enormi!

Il ciclista che non ha una via neurale predisposta per la discesa, non può correre alla velocità di 80 Km/ora dietro il discesista: se lo fa cade, subisce un trauma. Il corridore che non ha una via neurale predisposta per la salita, non può stare a ruota dello scalatore: se lo fa scoppia, subisce un trauma. Uno sforzo insopportabile è come un trauma: annichilisce, annienta le forze. Il trauma psicofisico è causato da una emozione troppo intensa non supportata da una adeguata via neurale. Quando la pressione dell’acqua è troppo forte, le tubature scoppiano. L’emozione è causata da una scarica di corrente elettrica: e se è troppo intensa le vie neurali saltano, come salta l’interruttore centrale della nostra abitazione se vi arriva una intensità di corrente eccessiva.

Andando di qua e di là non si combina nulla nella vita. Il giovane che non trova lavoro o che passa continuamente da un lavoro all’altro, non ha ancora capito che soltanto facendo l’apprendista può diventare a sua volta maestro. Il garzone di bottega, imparando tutti i trucchi del mestiere, è destinato a mettersi in proprio; il mozzo di una nave può diventare capitano; ed il sergente potrebbe diventare generale. Soltanto se lo studente segue un corso di studi regolare può diventare professore o professionista. Un giovane non deve mai lasciare il lavoro che non gli piace se prima non ne ha già  trovato uno nuovo. Ma la cosa più importante è che non deve mai scoraggiarsi, e per non scoraggiarsi di fronte alle inevitabili difficoltà, trabocchetti, mortificazioni e fallimenti deve guardare sempre avanti! Non deve mai guardarsi indietro altrimenti si deprime e soccombe! 

DEFRAMMENTAZIONE CEREBRALE

Il cervello non riposa mai, ma è sempre in attività, e fa continui aggiustamenti, rimescolamenti e concatenamenti del materiale mnestico. Questo lavoro si chiama deframmentazione ed è analogo (anche se non uguale)  a quello di un  computer. La deframmentazione ovviamente è molto più efficace durante il sonno e ha lo scopo di archiviare nella maniera più efficace possibile le esperienze o ricordi nell’inconscio – il nostro disco rigido che ha sede nel cervelletto corrispondente al cervello rettile – allo scopo di velocizzare la rete neurale ed i relativi programmi. I sogni notturni sembrano essere una conseguenza della deframmentazione, perché nella ricomposizione del materiale mnestico frammentato vengono toccati ricordi (frammenti o cluster) più o meno significativi. Nel sonno  ci comportiamo come se i fatti avvenissero realmente, al momento presente e ad una velocità incredibile, ma le scene si svolgono in modo ingarbugliato perché si rimescolano frammenti della nostra vita relativi a tempi diversi. E quando i sogni evocano situazioni emotivamente troppo intense non ancora risolte – e perciò non ancora archiviate in modo definitivo – abbiamo gli incubi e ci svegliamo di soprassalto.

Durante il giorno la corteccia cerebrale domina incontrastata e noi non facciamo altro che pensare, analizzare e giudicare le situazioni e le persone, e perciò ci troviamo spesso a litigare con noi stessi e con gli altri, dato che gli altri pensano, analizzano e giudicano in modo diverso. In tal modo perdiamo la fiducia in noi stessi e ci sentiamo stanchi e stressati. Nel mondo occidentale la vita è stressante per tutti perché viviamo in modo artificiale e innaturale, e sempre più intensamente e affrettatamente, lontano dalla bellezza e dalla fragranza della natura. Ad un ritmo di vita così intenso, per recuperare le energie e la serenità si avrebbe bisogno non di una sola breve vacanza annuale  in un posto incontaminato, ma di una vacanza ogni tre mesi….  

Durante la notte, grazie al sonno, la coscienza è assente e subentra il cervello medio che è sintonizzato con la grandiosità del creato, per cui noi riposando, all’alba ci ritroviamo idee fresche e meravigliose, e spesso favolose intuizioni. Purtroppo, ragionandoci sopra, la corteccia ce le fa rigettare e così perdiamo tante buone ispirazioni.  

Alcuni sogni si realizzano soltanto quando vi abbiamo rinunciato. È questa la lezione che ci viene dal non attaccamento ai risultati, ai luoghi, alle cose materiali e alle persone. Sembra un paradosso perché non serve a nulla realizzare un sogno al quale non siamo più attaccati! Eppure si tratta della sacrosanta verità! Il distacco è molto difficile da realizzare, ma ha effettivamente qualcosa di portentoso. Quando rinunciamo ai nostri desideri dopo aver lottato invano per la loro realizzazione, noi ci arrendiamo. Riconosciamo la nostra impotenza. Ci distacchiamo dai nostri desideri. Accettiamo la realtà e ci affidiamo alla potenza infinita. Il che significa che escludiamo la corteccia cerebrale, sede del pensiero analitico, razionale e deduttivo. Distaccarsi significa escludere il cervello superiore che non è stato capace di condurre in porto la nave dei nostri desideri. Così non ci pensiamo più. Non ci arrovelliamo più. Ci mettiamo nelle condizioni mentali di chi non ha più nulla da perdere. Ci riposiamo, ci rilassiamo e recuperiamo enormi quantità di energie che prima andavano perdute per cui ci sentivamo stanchi e sfiduciati. Quando escludiamo il pensiero, eliminiamo la corteccia cerebrale che basa le sue capacità analitiche sulle esperienze passate e quindi sulla mancanza e sugli insuccessi, su ciò che non è stata in grado di realizzare, per cui smettiamo di affliggerci e di rimproverarci e accediamo alla potenza infinita del cervello medio. Il cervello medio, a differenza della corteccia cerebrale, non pensa, non analizza e non giudica, per cui si spezza la catena del passato e ci liberiamo dei fantasmi e delle ossessioni vivendo finalmente nel presente come fanno i ragazzini; e intanto grazie al recupero delle energie e al ritrovato vigore fisico, i nostri sensi si acuiscono e sentiamo una immensa fiducia nel futuro. A questo punto è avvenuto un profondo cambiamento nella nostra mente, tutte le sinapsi si sono collegate tra loro e tutto ci sembra possibile, visualizziamo perfettamente ogni cosa e tutto sembra facile: siamo diventati magnetici e tutti cadono ai nostri piedi!  

LA CORTECCIA CEREBRALE

Le nostre paure e le nostre sofferenze e le nostre emozioni e i nostri insuccessi hanno origine da una fonte ingiustamente famosa: la corteccia cerebrale, la quale ci fa pensare troppo logorando così le nostre energie; inoltre, facendoci vivere nel passato, siamo quasi sempre in conflitto con la naturalezza, la spontaneità e la vivacità del momento presente, il che ci fa perdere il sonno e ci fa riposare meno di quanto sarebbe necessario. La corteccia ci ha resi superiori agli altri animali consentendoci di dominare sulla Terra, di raggiungere il progresso tecnologico e di sopravvivere, ma ad un prezzo altissimo: sottomettendoci con favolosi miraggi, con una avidità enorme, intense emozioni e una stanchezza sempre in agguato, privandoci in tal modo della semplicità, del magnetismo e della sensitività del regno animale, e spesso anche della serenità e della gioia di vivere! 

Forse noi siamo fatti per stancarci di tutto, anche della gioia più immensa. Forse la nostra vera natura deriva dall’alternanza tra il giorno e la notte, tra lo yin e lo yang, tra il bel tempo e il cattivo tempo. Ma cosa ci suggeriscono la sistole e la diastole? Cosa ci suggeriscono l’inspirazione e l’espirazione? Cosa ci suggeriscono le arterie e le vene? E cosa ci suggeriscono il giorno e la notte? La vita è possibile soltanto grazie all’esistenza di due polarità tra loro complementari, e dunque l’amore e l’odio, il bene ed il male, la salute e la malattia, la gioia e il dolore, ogni coppia di opposti è essenziale alla vita: la natura suggerisce che ogni elemento della coppia deve fluire obbligatoriamente nell’altro. Sarebbe assurdo sostenere che l’espirazione sia nociva, che la diastole sia dannosa, che le vene non servano, che la notte sia inutile! E dunque non vi sembra altrettanto assurdo considerare sempre in modo negativo l’odio, il male, la malattia e il dolore?

Dobbiamo comprendere dopo questa lunga lettura che “noi siamo i nostri pensieri”, Aldo dice che “NOI SIAMO LA SOMMA ALGEBRICA DI CIO’ CHE ABBIAMO PENSATO FINO AD OGGI” ma aggiunge anche “CHE DOMANI POSSIAMO DIVENIRE CIO’ CHE OGGI ABBIAMO IL CORAGGIO DI PENSARE E CREDERE”. Con una corretta formazione noi possiamo in breve tempo raggiungere alti livelli di formazione e conseguentemente i risultati voluti, tramite l’impegno e lo studio. Il percorso ideale si chiama “L’OFFICINA”

ALDO MAURO BOTTURA, UNA VIA A VOLTE “dura” PER IL TUO MIGLIORAMENTO

  • VUOI CAMBIARE ?
  • VUOI CRESCERE ?
  • VUOI REALIZZARTI ?
  • VUOI RISVEGLIARE IL GIGANTE CHE C’E’ IN TE ?
  • VUOI AVERE SUCCESSO NELLA VITA ?
  • CERCHI E NON SAI COSA CERCARE ?
  • …O MOLTE ALTRE COSE…????

Se vuoi cambiare chiedi ad ALDO se si può occupare anche di te e sprezzante del pericolo che stai per correre, spera che ti dica di si, e poi inizia una nuova vita con lui come Maestro. Auguri.

I primi momenti potrebbero sembrarti un po’ “RIGIDI” ma tieni duro.

 

 
 

 

IMAGO DAL WEB

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