L’amore senza possesso.

...MA GELOSI SI NASCE?

 

Gelosi si nasce o si diventa? La proprietà privata non ha a che fare con l’amore, che è figlio della libertà. Non si può possedere né estorcere a nessuno. La giusta distanza tra fusione e distacco… 

Nell’immaginario comune, l’amore autentico non può prescindere da una certa dose di passionale gelosia tra i partner. Sembra quasi che in mancanza di quel tipico cruccio e vago sospetto, non ci possa essere vero amore! 

In altre parole, se amo una persona allora mi sento autorizzato a fondermi con essa, e di conseguenza è come se quella persona – in senso simbolico – mi appartenesse. Il destino che ci ha fatti incontrare mi autorizza a sentirmi in un certo qual modo il “proprietario” del mio partner. 

Se poi addirittura il mio amore è corrisposto, allora il senso di reciproca appartenenza si intensifica. Ma si rafforza anche la strana idea che il possesso reciproco sia una naturale conseguenza dell’amore: sembra quasi che una forza ultraterrena potesse sentirsi oltraggiata se i due partner non si possedessero a vicenda.
Questo modo di pensare è tipico di molte persone ed in particolare della cultura latina. 

QUEL CHE SEI PER ME

 

Non ne sono tuttavia immuni altre culture anche lontane dalla nostra, dove il possesso del partner è considerato una pratica comune e talvolta perfino legittimata da leggi religiose. E non è necessario risalire alle guerre puniche, ma solo a trenta anni fa, per ritrovare anche nelle leggi italiane una sorta di legittimazione del possesso dell’uomo sulla donna. 

Se con un colpo di spugna si possono cancellare o modificare gli ordinamenti, non si può certo estirpare un modello culturale. 

Purtroppo molte cronache e titoli di giornali ci devono indurre a riflettere sulla correttezza di questo argomento, che seppure è scomparso dal nostro codice civile, rimane per molti versi ancora fortemente impresso nella nostra cultura e nelle nostre cattive abitudini. 

Si legge infatti spessissimo che, al momento della separazione tra partner, possono scoppiare liti a volte furibonde che purtroppo non infrequentemente si concludono con tragedie terribili. 

Non lasciatevi ingannare: queste cronache non riguardano soltanto le vecchie generazioni o sperduti paesini dell’entroterra meridionale, ma sono assolutamente geo-indipendenti e affliggono persone di tutte le età e latitudini. 

LITE TRA CONIUGI

Solo pochi giorni fa ho ricevuto la telefonata di ungiovane di 28 anni della provincia di Brescia, che disperato in seguito all’abbandono della sua fidanzata esigeva un consiglio. “Se no potrei fare una sciocchezza – ha aggiunto – . Ho paura di farle del male, oppure di farlo a me stesso…”. 

Evidentemente il senso di possesso era ben forte e radicato.
Ho riportato questo episodio realmente accaduto perché mi sembra sintomatico di una situazione che non affligge affatto solo persone anziane di fantasticata antidiluviana cultura, ne soltanto adolescenti inesperti, ne tantomeno solo subculture emarginate.

  

AMORE AGOGNATO AMORE

L’agognata “fusione” con l’altro è un bisogno umano talmente profondo e antico che i miti l’ hanno paragonata alla ricerca del Paradiso perduto, gli psicoanalisti al ritorno nell’ utero materno e i poeti ad uno stato di innamoramento estatico tanto sublime da privare i partner di tutti gli stimoli umani (gli innamorati – si sa – perdono sonno, appetito e ragione).

Eppure, una relazione di coppia per essere sana, durevole e gratificante deve saper modulare la distanza tra i partner. In mancanza di una saggia “gestione della distanza”, e cedendo al bisogno irrefrenabile di fusione totale e completa, si finisce per smarrire i confini del proprio Sé e i guai non tardano ad arrivare.
Infatti, una volta stemperati i bollori della passione e mitigati i furori ormonali, i partner non tardano a percepire un vago senso di soffocamento, una strana sensazione di oppressione, un certo presentimento di costrizione. 

La ricerca del paradiso perduto (o della regressione uterina) infatti, pur rappresentando un’istanza umana comprensibile, è assolutamente anacronistica e fuorviante nelle relazioni tra adulti.

QUESTI SONO GLI OCCHI DELL'AMORE

Le persone nascono libere, e solo nella piena libertà riescono a crescere e ad evolvere. L’amore nasce soltanto dove la persona sente e percepisce di poter fare una scelta in piena libertà. Possiamo infatti costringere una persona a compiere atti contro la sua volontà, ma non possiamo costringerla ad amare.

L’amore è figlio della libertà. Dove invece quest’ultima comincia a mancare oppure ad esser sottratta, negata, limitata, allora dobbiamo accettar che anche l’amore possa sparire. 

Le relazioni di coppia tra adulti, seppure giustamente incedono tra passione, ricerca di simbiosi e coccole, non possono essere focalizzate sul possesso reciproco perché questo porta inevitabilmente e irrimediabilmente alla distruzione del rapporto. E’ solo una questione di tempo. 

Una relazione sana, pur non prescindendo affatto dalla passione, dall’ardore e dai furori ormonali, deve essere sempre centrata sul dono reciproco. 

La distanza infatti deve essere modulata giorno per giorno, alla ricerca di un giusto mix tra passione e rispetto dei limiti, tra bisogno di calore e bisogno di libertà, tra introversione ed estroversione. 

Una coppia che persegua soltanto la fusione, o al contrario, soltanto la distanza a tutti i costi, è una coppia che vive soltanto uno degli estremi, senza riuscire a fare una sintesi degli opposti. 

QUANDO OGNI GIORNO E' UN NUOVO GIORNO

Il progetto della coppia deve essere tendenzialmente quello di far crescere ed evolvere i partner in un modo che – da soli – non gli sarebbe mai possibile. 

La relazione infatti costringe le persone ad affrontare tematiche e blocchi interiori che nessuna potenza (se non quella dell’amore e della decisione) sarebbe in grado di affrontare. 

 

di Giampiero Ciappina
Testo condiviso

 

Aldo Mauro Bottura 

 

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