Che cose’ l’Omeopatia.

CHE COS’E’ L’OMEOPATIA

di N. Del Giudice

DOTT. S. F. HANNEMAHN

Possiamo paragonare l’Omeopatia ad un edificio ancora in via di costruzione che poggia su quattro pilastri portanti, due dei quali posti dallo stesso fondatore, S. F. Hannemahn, medico austriaco vissuto nella seconda metà del ’700. Gli altri due pilastri rappresentano un’evoluzione in chiave moderna di altre profonde intuizioni “stregonesche”.

Questo edificio, per il momento, presenta due soli piani ed è mancante di tetto, ma, grazie alle ricerche interdisciplinari di questi ultimi anni, possiamo ritenere di essere giunti ad un buon punto di comprensione dei fenomeni che concernono l’omeopatia.

 

PRIMO PILASTRO: LA LEGGE DEI SIMILI.

Già Ippocrate parlava di due possibilità terapeutiche: una col farmaco “contrario” (allos da cui il termine allopatia) e l’altra col farmaco “simile” (omeos, da cui omeopatia) alla malattia da curare; perciò nel primo caso un farmaco che proceda in senso opposto al fenomeno morboso, l’anti-diarroico, l’anti-febbrile ecc.; nel secondo caso un farmaco che proceda nello stesso senso della malattia affiancandosi e dando forza all’energia vitale del soggetto, in questa situazione è l’organismo a determinare la guarigione .

Hannemahn, traducendo un testo di un altro medico, Cullen, si imbatté in un racconto che lo incuriosì molto: alcuni operai addetti alla lavorazione della china, farmaco usato per la cura della malaria, presentavano, dopo un pò di tempo, un quadro morboso simile alla malaria.

Si manifestava, cioè, il principio di similitudine: una sostanza efficace nella cura di una malattia, se somministrata ad un uomo sano, determina in lui la stessa malattia che cura.

 

 Egli, dunque, decise di provare personalmente diverse sostanze descrivendone con pazienza e precisione tutti i sintomi, aiutato nel suo lavoro da familiari ed amici.

Così, raccogliendo con cura tutti i sintomi presentati da ogni malato, gli somministrava il farmaco che nel sano aveva determinato gli stessi sintomi. In tal modo guarì anche malattie gravissime come peste e colera, per le quali all’epoca non esisteva terapia.

 

SECONDO PILASTRO: LE ALTE DILUIZIONI.

Hannemahn sapeva bene che molte sostanze medicamentose da lui utilizzate erano veleni, come l’aconito, la belladonna, l’arsenico ecc. e che pertanto non potevano essere utilizzate in dosi ponderali, né come prova sul sano, né come terapia sul malato, allora utilizzò un metodo di diluizione usato dagli alchimisti.

Ponendo una parte di sostanza in 99 parti di acqua ed agitando vigorosamente per mescolare bene la soluzione, ottenne diluizioni via via crescenti. Si rese conto poi che più la sostanza era diluita più era efficace nella cura delle malattie.

A noi, che ragioniamo in termini chimici, pare questo un fatto paradossale, ma non agli alchimisti che intendevano, attraverso le progressive diluizioni, isolare “l’anima” dalla parte materiale della sostanza.

Oggi sappiamo che l’anima di una sostanza sono i dominii di coerenza, cioè l’insieme delle molecole di quella sostanza che vibrano in fase, e che l’agitazione vigorosa permette di rompere la struttura dell’acqua (i kluster) facendole poi assumere le vibrazioni della sostanza presente nella soluzione, con l’aggiunta di alcool queste frequenze vengono fissate per tempi lunghissimi.

Quando questo farmaco entra nell’organismo si discioglie nell’acqua biologica cedendo le frequenze di cui è portatore che si diffondono rapidissimamente attraverso il citoscheletro a tutto il sistema. Poiché la malattia si manifesta quando uno o più range di frequenze sono inibiti, riattivandoli l’organismo riacquista la salute, le frequenze, infatti fungono da attivatori di tutta l’attività biochimica che si svolge a valle e danno colore all’attività psichica che si svolge a monte.

Questo rappresenta IL TERZO PILASTRO ovvero IL MECCANISMO FISICO e NON CHIMICO DEL FARMACO OMEOPATICO.

 

QUARTO PILASTRO: L’ORGANISMO VIVENTE E’ UN SISTEMA DISSIPATIVO CHE SI AUTOORGANIZZA.

 

Questo aspetto è stato affrontato questa mattina dai dottori in fisica, è fondamentale sapere quale modello uomo abbiamo come riferimento quando intendiamo agire su di esso, sia dal punto di vista terapeutico, sia pedagogico.

 

L’allopatia ha come modello l’uomo duale, cioè l’uomo separato dove mente e corpo sono due entità distinte che funzionano separatamente. In questa ottica il medico cura esclusivamente il corpo, mentre lo psicologo cura esclusivamente la mente senza preoccuparsi delle reciproche relazioni.

Noi consideriamo l’uomo come un sistema in cui non si può agire su un solo punto senza influire su tutto quanto l’insieme. Questo sistema fa parte di sovrasistemi con i quali ha continui scambi di energia, dissipativo significa che tutta l’energia che entra, come alimenti, aria, acqua, onde cosmiche, relazioni, affetti ecc. deve uscire per mantenere l’organizzazione interna.

 

L’energia accumulata genera disorganizzazione e pertanto potenzialità ad ammalare. Il sistema è organizzato su tre principali livelli: il livello chimico o somatico, il livello elettromagnetico o frequenziale, e il livello sonoro o mentale.

Il livello chimico è quello ben noto alla medicina allopatica; quello elettromagnetico è quello su cui agisce il farmaco omeopatico, rappresenta il trait d’union degli altri due conferendo organizzazione a quello inferiore e colorito emozionale al superiore, rappresenta il motore della vita, senza il quale il cervello, privato della lettura emotiva degli eventi, si trasforma in un freddo computer; quello sonoro è il direttore d’orchestra di tutto il sistema fungendo da ordinatore dei livelli inferiori.

 

PRIMO PIANO: TEORIA MIASMATICA.

Hannemahn, da ottimo osservatore qual’era, si rese conto che, mentre alcuni pazienti guarivano definitivamente con i suoi farmaci, la maggior parte dopo un periodo di benessere, presentava altre forme morbose oppure manifestava periodicamente gli stessi sintomi iniziali.

Egli intuì allora che qualche fattore doveva influenzare la reattività individuale, fattore che doveva essere interno all’organismo e che ne costituiva il terreno e che fungeva da rallentatore o da blocco all’azione dei farmaci anche quando questi erano correttamente scelti e somministrati.

 

Secondo le conoscenze del suo tempo, egli ipotizzò una causa venefica che, avendo intossicato l’organismo, ne intaccava l’energia vitale e quindi la sua capacità di reagire alla malattia.

Descrisse pertanto tre tipi di intossicazione: il miasma (miasma = vapore velenoso) psorico, causato dalla scabbia, alla base di una iporeattività ed una ipotonia; il miasma luesinico, causato dalla lue, alla base di una disreattività ed una distonia; il miasma sicotico, causato dalla blenorragia, alla base di una iper reattività ed una ipertrofia con irrigidimento della struttura.

 

La particolare attenzione a malattie veneree è legata alla mentalità sessuofobica del tempo in cui visse Hannemahn, a testimoniare come anche i più grandi geni non sfuggono alle influenze del campo, tuttavia il concetto di fondo della teoria miasmatica, abbandonata dagli stessi omeopati per diverso tempo per la sua apparente stranezza, rivela una geniale intuizione: e cioè che la malattia fisica non è che la fase finale di un processo che dura nel tempo e che ha avuto inizio fin dal concepimento.

La Fondazione Omeopatica Italiana ha elaborato una moderna rilettura dei miasmi come capacità di apprendimento dell’individuo all’interno del campo in cui vive. Quasi una marcia innestata nella velocità di elaborazione cerebrale la psora rappresenta così un rallentamento nei processi dell’apprendimento, il luesinismo una discontinuità, la sicosi una superspecializzazione in certi settori con carente apprendimento in altri, come un compenso alla psora, presente in tutta l’umanità e per questo chiamata da Hannemahn “madre di ogni malanno”.

 

SECONDO PIANO: LA STRATEGIA DELLE VIE.

Un’ulteriore elaborazione della strategia terapeutica omeopatica riguarda la modalità di raccolta dei sintomi per costruire un quadro del paziente il più possibile chiaro ed essenziale per identificare con facilità il rimedio simillimo. J. T. Kent, medico americano, aveva studiato a proposito una gerarchizzazione dei sintomi in cui maggior importanza veniva data ai sintomi mentali, seguiti da quelli generali, e via via tutti gli altri in modo da fornire quasi una fotografia del paziente.

Non era chiaro, tuttavia, all’epoca quali sintomi potessero essere classificati come mentali, tra questi infatti erano compresi anche quelli comportamentali ed emotivi. Inoltre sapendo che l’essere vivente è in continuo divenire, che la sua elaborazione mentale viaggia a una certa velocità (miasma), che i sintomi più importanti sono quelli emozionali, poiché sono le emozioni che spingono la persona ad agire (e-moveo = muovo da) ed è proprio a questo livello che agiscono i farmaci omeopatici, è necessario ottenere quasi un filmato del paziente tenendo conto anche del campo in cui costruisce le sue relazioni.

A questo proposito la F.O.I. ha elaborato la “strategia delle vie”, una modalità di approccio allo studio del paziente che mette in evidenza le capacità relazionali che ciascuno predilige per averle esperimentate nell’età evolutiva, e che stimola l’apprendimento di altre capacità latenti mai utilizzate, allo scopo di rendere la persona in grado di agire efficacemente con gli altri nell’ambiente in cui si trova a vivere, di renderla cioè più capace di fluttuare danzando su tutti i livelli energetici disponibili.

La vita è, infatti, una continua fluttuazione tra uno stato stazionario ed uno eccitato, tra un momento di massimo benessere, ed un altro in cui si accusano piccoli disturbi; una situazione di equilibrio statico, anche se di ipotetico benessere, non può appartenere alla vita. Auguriamo, pertanto, buona fluttuazione a tutti.

             

Scritto da Nicola Del Giudice e P. Pecollo
Concesso dal Dott. Walter Binello

Foto dal web.

I Grandi Insegnamenti scaturiscono Grandi Condivisioni.
Parole di Aldo

Continueremo ad offrirvi buone informazioni.

Aldo Mauro Bottura 


BIBLIOGRAFIA

 

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