NASCITA E MORTE SONO ESPERIENZE CHE SI FANNO MOLTE VOLTE NELLA VITA.

Idea tratta parzialmente dal libro di Ginette Paris “Vita Interiore”

L’autrice Ginette Paris nel libro “Vita Interiore” sostiene che psicologicamente morte e nascita sono esperienze che si fanno molte volte.

Non so se accade veramente molte volte, forse nel senso metaforico, ma a me, Aldo Mauro Bottura è accaduto 4 volte in senso fisico e non metaforico, oltre a un coma profondo durato 4mesi e 28 giorni.

Ogni volta, una piccola morte diversa dalla precedente, ogni volta una nuova partenza… bisogna uccidere ed uccidere ancora il vecchio io che impone vecchie difese che non servono più a niente se non a rinserrarci in una fortezza… più la morte fa il suo lavoro più c’è posto per il presente, per ciò che vuole nascere, vero, ma ora ri-occupiamoci degli accadimenti di Ginette.

Ginette vive una vita difficile, un matrimonio che trasforma la sua casa in una prigione e la carica di obblighi e aspettative da parte degli altri, smarrisce se stessa e ciò che desidera.

Si trova a comprendere che spesso abbiamo paura della libertà e che questa paura conferisce agli altri un enorme potere su di noi. Un sasso sull’orlo della piscina vuota si stacca, le sue braccia batterono l’aria, il corpo si rovescia all’indietro e la testa sbatte contro il cemento sul fondo.

Emorragia cerebrale massiccia e coma.

Nell’ospedale di Santa Fè al reparto di terapia intensiva Ginette si risveglia con la sensazione di essere un ammasso di cellule che hanno perso il collante, sente il contatto con la nostra parte istintiva e inconscia parte di un tutto e il tutto è in lei; percepisce la discesa verso la morte e comprende di vivere ancora, tuttavia, un’avventura.

Una grande sofferenza fisica e psicologica ha il potere di aprire le porte del nostro inconscio. Questo stato di apertura al mondo, provocato dalla prossimità della morte e talmente assoluto e talmente bello che prendiamo finalmente misura della piccolezza del nostro essere e nello stesso tempo grandezza della vita.

Ella è immobilizzata all’ospedale, il suo corpo è quello di un toro abbattuto nell’arena. Per cessare di soffrire per sempre basta permettere alla farfalla che i greci avevano scelto come simbolo dell’anima di prendere il volo.

Le sembra di vedere la farfalla bianca davanti a lei con una polvere dorata delle ali. È sveglia ma quella farfalla ha la consistenza di un sogno.

La leggerezza assoluta di quella farfalla è l’immagine perfetta di ciò che sente: il desiderio di volare via. Aspetta la morte come aspettiamo per qualche attimo prima di tuffarci in un lago, quando fa caldo, anticipando il piacere di sentirci rinfrescati.

Sente una leggerezza sublime all’idea di lasciare questo mondo. La morte è un lieve alzarsi in volo. Vede la sua vita, vede i suoi errori, ma anche il senso di colpa prende il volo.

Ginette ha voglia di lasciare la vita, ma niente è così semplice in questo mondo. Riprende la grande competizione tra il toro e la farfalla.

Questa battaglia prosegue per quattro giorni, al termine dei quali la farfalla avrebbe vinto se non fosse capitato un avvenimento imprevisto, una sorpresa come ne accadono nelle svolte vertiginose della vita…

 Il sacro entra il quarto giorno nella stanza d’ospedale nel modo più semplice del mondo, nella persona di sua figlia. Una giovane donna, forte, dotata di un grande senso di organizzazione.

Appare nel quadro della porta e aureolata di determinazione, annuncia la sua presenza: gli occhi della giovane donna fanno il giro dell’ambiente che è una stanza per le cure intensive ed ella si rende conto con che tipo di farfalla sia alle prese sua madre, allora piega la schiena e sua madre sente che il cuore della giovane si spezza, trema, viene avanti, si piega e posa il capo sul cuore di Ginette.

L’autrice non aveva pensato a questo aspetto delle cose, sua figlia l’amava e non era affatto disposta a perdere la sua mamma e a fare a meno di lei.

La camera si riempie di luce dorata, un irradiamento assoluto eppure non c’è nulla di acceso, a parte una lampada e gli schermi dei monitor. “L’amore di mia figlia, l’amore per mia figlia, sono calici da cui beve vino dolce” e l’autrice continua: “mi sembra di sentire la circolazione del sangue nelle vene, un ruscello che disgela, la vita che circola e lega tutti gli uomini in un immenso rizoma composto da coloro che amiamo e che ci fanno del bene, coloro che non amiamo ma sono presenti, quelli che sono vivi e quelli che sono già partiti…”

Non ho mai vissuto niente di così bello come la luce dorata interiore che sembra emanare dal silenzio e dalla penombra. Il respiro di mia figlia si calma; lei si rassicura e io perdo il desiderio di volare via. La farfalla ripiega le sue ali e viene ad accucciarsi nel mio cuore, il bozzolo che la riparerà fino alla prossima volta. La disintegrazione del mio essere non avverrà in questa occasione. Anche il toro si distende, diventa un gattone che fa le fusa sotto l’effetto calmante di questa “Grazia” infinita.


E’ L’AMORE DI DIO CHE GUARISCE

 

Le mie lacrime sono lacrime di gioia nel constatare che le particelle che costituiscono il nostro essere possiedono la facoltà di reintegrarsi.

Il neurologo è sorpreso, Ginette è guarita e vorrebbe dire al medico: “quando ero fra le braccia di mia figlia, la Grande Madre Cosmica mi ha cullata, in un silenzio pieno di una luce fatta di particelle d’amore”.

Grande emotività, grande poesia, grande esempio della potenza dell’amore.

Scoprire questi sentimenti, intraprendere la strada per farne la parte fondamentale della nostra vita, saper ascoltare le vibrazioni dell’interiorità è quello che facciamo, è quello che ricerchiamo con voi.


I percorsi per raggiungere la nostra felicità interiore sono tanti e noi ve ne proponiamo diversi affinche ognuno scelga ciò che sente suo e lo vuole approfondire e condividere, questa è la nostra vita.

Parte di questi argomenti nel Corso Analisi Interiore.

Aldo Mauro Bottura & Luisa Federici

Imago: tratto dal web

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